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Buonanotte

Il gabbiano Jonathan

Ciao, lettore. Sono un gabbiano di città di seconda generazione. Mi chiamo Jonathan, ma puoi chiamarmi Jo, come fanno tutti. I miei vengono da un’antichissima famiglia di gabbiani marini di Loano. Per secoli sono vissuti di pesce, catturato o raccattato vicino ai pescherecci, ma poi sia il pesce che i pescatori sono quasi scomparsi, e gli è toccato emigrare in terraferma. Qualcuno era già partito ed era tornato a dire che nelle pianure oltre l’appennino c’erano fiumi e laghi pieni di pesci, e montagne di cibo che gli umani chiamavano discariche. I miei allora hanno deciso di emigrare e si sono stabiliti qui a Torino, dove poi sono nato io e i miei fratelli. Cosa ci faccio sul Po al tramonto? Niente… cazzeggio con gli amici. Pesce in acqua non ce n’è (quel poco che c’è lo beccano gli aironi), ma noi galleggiamo, svolazziamo, ci scambiamo i nostri garriti e questo ci ricorda il mare. E’ bello. Gli umani all’inizio ci guardavano stupiti, poi si sono abituati. D’altra parte il mestiere del gabbiano di mare quello è: o stai a riva o sulle navi. Le navi sono già tutte occupate da clan di gabbiani che le seguono durante il viaggio, mangiano i rifiuti di cucina buttati in mare e respingono gli altri gabbiani. Sulle spiagge si rimedia ancora qualcosa d’estate, ma pesce poco o niente. Qui invece, finché c’erano le discariche, era una pacchia. Ora che le hanno chiuse e hanno messo gli inceneritori ci toccherà partire per il sud, dove mi han detto che per strada ci sono tante piccole discariche. Ma quando il cibo finirà anche là, se continueranno ad arrivare altri gabbiani dal mare saranno guai. Ho già visto degli umani contenderci gli avanzi di verdura nei mercati. Sarà dura.

collino@cronacaqui.it

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