eliana rozio
Cronaca
Il cadavere fu trovato a giugno del 2020

Il frigorifero esplode e una donna muore uccisa dalle esalazioni

La procura ha archiviato il caso ma il gip ha ordinato la prosecuzione delle indagini su richiesta dei familiari

È morta nella notte, sola, dopo che il frigorifero di casa sua è esploso, provocando un incendio che ha innescato esalazioni tossiche per lei fatali. Eliana Rozio, maestra di Beinasco di 46 anni, è spirata così, il 27 giugno 2020, «mentre era vanamente intenta a domare le fiamme», ricorda il gip Stefano Sala. Il giudice, nei giorni scorsi, accogliendo la richiesta dei familiari della maestra, assistiti dall’avvocato Carmelo Scialò, ha ordinato alla procura – che aveva archiviato il caso – di proseguire le indagini per sei mesi. Una decisione che restituisce una speranza di giustizia per i genitori di una docente molto amata. Eliana Rozio insegnava lingue straniere alla scuola media di Vinovo ed era conosciuta in paese. I vigili del fuoco e i carabinieri, la notte della tragedia, l’avevano trovata riversa vicino a un lavandino con l’acqua lasciata aperta: fino all’ultimo respiro aveva cercato di spegnere le fiamme, ma le esalazioni non le avevano lasciato scampo. La procura aveva aperto un’inchiesta indagando il manager della casa produttrice del frigorifero, acquistato nel 2016. Poi aveva chiuso il caso ritenendo che fosse impossibile conoscere la causa della morte della vittima. Ma i familiari, tramite il legale, si erano opposti alla richiesta di archiviazione. Il gip Stefano Sala ha dato loro ragione: l’inchiesta va proseguita, perché, scrive il gip, sarebbe chiara la dinamica del fatto. Il frigorifero ebbe un guasto, riconducibile alla scheda madre. La prolunga che era stata collegata dal padre della professoressa non sarebbe stata determinante. Mentre, scrive Sala: «È invece appurato dalla consulenza tecnica che il guasto del frigorifero è all’origine della combustione». «Rilevato che all’esito della consulenza tecnica sono state escluse concause esterne», precisa il gip, che aggiunge, «che le fiamme si sono propagate da una componente della scheda madre», «rimane inesplorato un profilo di responsabilità – conclude – che dispone di un assoluto rilievo nella causazione di un decesso, essendo la stessa intervenuta per inalazione di fumi tossici». Il gip ha stabilito che occorra verificare se i materiali del frigo fossero conformi agli standard di sicurezza, ed eseguire «opportune prove tecniche per valutare il comportamento del fuoco». Che il frigo avesse il marchio “CE”, non sarebbe sufficiente per esonerare la ditta produttrice da responsabilità. «Siamo soddisfatti – commenta l’avvocato Carmelo Scialò – il caso è particolare perché poteva accadere a tutti noi. Vogliamo tutelare la signora Rozio ma abbiamo un interesse più generalizzato, come consumatori, affinché si faccia attenzione a non ripetere certi errori in futuro. Di modo che nessun altro corra lo stesso rischio della povera signora. Questa è la motivazione che ha spinto i genitori della vittima a volere fare luce sulle cause del suo decesso».

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