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Il freddo cane

I nati subito dopo la guerra (ma anche durante o poco prima) hanno vissuto mutamenti tecnici e comportamentali vasti come mai prima. Basti, per i primi, la conquista della luna, o l’invenzione del Pc e di Internet. Per i secondi l’educazione scolastica, dove si è passati dalle bacchettate agli allievi all’aggressione fisica dei docenti. Ma oggi voglio accennare al diverso atteggiamento sociale verso un mondo animale che abbiamo visto da bambini ancora destinato all’alimentazione dell’uomo o al duro lavoro al suo servizio, secondo usanze millenarie, e che troviamo oggi difeso e coccolato oltre misura dagli animalisti, mentre dilagano vegetarismo e veganismo. E lì, se certe rudezze e sofferenze inutili si possono e devono risparmiare agli animali, siamo caduti nell’eccesso opposto, con attenzioni ridicole. L’ultima è quella del veterinario americano Ernie Ward, che ha passato una notte insonne a -5° in una cuccia di cane (uscendone in crisi ipotermica) per dimostrare che “il freddo insopportabile per l’uomo lo è anche per il cane, e ogni tipo e razza di cane sotto i -12° rischia la morte”. Meno male che i cani da slitta, che pernottano nella neve a -30°, non lo sanno e si svegliano belli vispi. Di certo non lo sapeva neanche Walter Bonatti che nel 1954 pernottò a -30° nella tormenta, senza tenda né sacco a pelo, a 8600 metri, sul K2. La cuccia al freddo è disumana – sostiene Ward – o meglio discanina. E non serve chiuderli in macchina – insiste – perché l’auto diventa un frigo e loro non possono neanche scappare. Questo dovrebbe andarlo a dire ai tanti sfrattati e terremotati umani costretti a pernottare in macchina d’inverno. Forse loro lo manderebbero là dove si merita.

collino@cronacaqui.it

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