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Cronaca
Documenti preziosi nella sede della confraternita

Il frate nero e infedele nascondeva un tesoro di due milioni di euro [FOTO e VIDEO]

Trovati dai carabinieri della Tutela del patrimonio culturale e restituiti all’archivio di Stato e al castello di Racconigi

Lettere di re e principi, fotografie, vecchi ritagli di giornale. Ben 1.812 documenti preziosi, del valore stimato di circa 2 milioni di euro, erano stati nascosti nei locali dell’Arciconfraternita dei «Battuti neri», a Bra. Adesso torneranno tutti alla biblioteca Reale, all’archivio di Stato di Torino e al Castello di RacconigiA sottrarli illecitamente, nel corso di molti anni, sarebbero stati alcuni collezionisti ancora ignoti, mentre i carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale hanno individuato il «confratello infedele», emulo improbabile di qualche personaggio concepito dalla fervida fantasia del romanziere Dan Brown, che aveva nascosto la preziosa documentazione. L’incredibile scoperta è avvenuta grazie a un dettagliato inventario commissionato dalla presidenza dell’Arciconfraternita e iniziato nel 2012. Lo scopo, forse motivato da qualche sospetto, era proprio quello di controllare tutti i beni di proprietà. «I controlli e gli accertamenti successivi, spiega il Luogotenente Cristian Lo Iacono, comandante del Nucleo carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale -, hanno consentito di individuarne la provenienza pubblica e lo straordinario interesse storico-culturale dei documenti, rivelando che l’indebita sottrazione era in corso da tempo». Le indagini sono state coordinate dalla procura di Torino e hanno permesso agli inquirenti di risalire al confratello che, all’insaputa degli altri, aveva scelto le stanze dell’Arciconfraternita come luogo sicuro e insospettabile per nascondere l’intero patrimonio documentale. I furti avvenuti nel corso degli anni erano mirati a ottenere i documenti più pregiati e rari degli archivi, che riportavano le firme autografe di illustri personaggi di casa Savoia, come re Emanuele Filiberto e di altri principi e sovrani europei, ad esempio, Caterina di Russia. Reperti unici e di notevole valore per i collezionisti del settore. Tutti i documenti sono stati sottoposti a confisca e restituiti allo Stato. La Confraternita della Misericordia o dei “Battuti Neri”, sotto il titolo di S. Giovanni Decollato fu fondata nel lontano 1587. Ottenuto il benestare dell’autorità civile, venne poi inviata una richiesta al cardinale Girolamo della Rovere, arcivescovo di Torino, perché riconoscesse canonicamente la Compagnia appena costituita. La confraternita aveva la funzione di soccorrere le persone più deboli e bisognose in ogni circostanza, specialmente durante le epidemie e le carestie. Essa svolgeva quei compiti di assistenza a cui oggi provvede lo Stato. Essa aveva anche, fra gli scopi primari, la solidarietà verso i confratelli che dovessero trovarsi in difficoltà. Oltre alle finalità di culto e di preghiera, comuni a tutte le confraternite, i Battuti Neri si proponevano di visitare e soccorrere i carcerati non solo spiritualmente, ma anche materialmente, di assistere e confortare i condannati a morte, che accompagnavano fino al patibolo, e di provvedere a dar loro cristiana sepoltura. Per far fronte ai compiti e alle finalità per le quali era stata istituita, la Confraternita poteva contare su diverse fonti di reddito: le quote annuali obbligatorie versate dai confratelli e le elemosine, ma si parla, però, di un mondo che non c’è più.

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