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Cronaca
Un video mostra la folle battaglia di mercoledì

Il film della guerriglia con coltelli e bastoni in stazione a Pinerolo

Le bastonate nel giardino dopo l’inseguimento in strada. I testimoni: «Erano come delle furie, eravamo terrorizzati»

Il ragazzo con la maglietta scappa nel giardino. Inciampa, e per lui è la fine, il branco gli è addosso. Sono in sei, qualcuno ha il volto coperto da un passamontagna, ma è evidente che sono tutti giovanissimi. Il più esagitato, il più pericoloso ha in mano una stampella, strappata poco prima a un altro ragazzo: la impugna come una spranga e colpisce più e più volte il suo “rivale”, inerme a terra. Gli altri lo circondano, lo prendono a calci mentre lui cerca di coprirsi il volto. Uno, con una maglietta nera, sembra cercare di colpire il ragazzino con un coltello ma le immagini sono riprese da lontano e non se ne ha certezza.

Il video del folle scontro tra baby gang da ieri rimbalza da un cellulare all’altro tra i ragazzi di Pinerolo. Da una chat WhatsApp all’altra, è finito anche ai carabinieri che stanno indagando sulla vicenda e che, anche grazie a quello, hanno già identificato alcuni dei ragazzi coinvolti nella rissa.

LE TESTIMONIANZE
«Correvano come dei pazzi, saranno stati almeno una quindicina, tutti ragazzini. In tanti anni di lavoro mai vista una cosa simile» così la storica giornalaia della stazione di Pinerolo, Rosa Leonardi, racconta i fatti di mercoledì pomeriggio proprio a pochi passi dalla sua edicola.

La rissa è avvenuta verso le cinque del pomeriggio di mercoledì, quando un nutrito gruppo di giovani provenienti dal capoluogo ha raggiunto in treno la stazione centrale di Pinerolo. Una volta scesi si sono subito messi a correre verso l’uscita, in direzione dei viali e del parco di fronte alla stazione in piazza Garibaldi, dove hanno scatenato il putiferio e la rissa con altri giovani pinerolesi. «Li ho visti passare con sbarre di ferro, come delle furie, incuranti persino delle macchine che sfrecciavano sul corso» continua la giornalaia.

Coltelli, catene e volti incappucciati, urla, calci e pugni. Questo è lo scenario che si è dipanato di lì a pochi minuti e a cui hanno assistito studenti, lavoratori e cittadini di passaggio. Sul posto sono subito accorse otto volanti dei carabinieri e due pattuglie della polizia municipale. Ma a quel punto la rissa si era già spostata lungo le vie antistanti la stazione per arrivare fino al parco giochi Giardino della Bossola che si trova a poca distanza, nei pressi del centro studi.

«FIN DENTRO IL TRENO»
«Li ho visti mentre scendevo dal treno che arrivava da None. Si sono rincorsi dall’ingresso della stazione fino dentro al treno che riportava i passeggeri a Torino, tutti ovviamente terrorizzati» spiega Ilaria, una studentessa di 17 anni che ha assistito alla scena. «Sono saliti dalle porte ancora aperte. In quel momento hanno bloccato il treno dove poi sono saliti e intervenuti i carabinieri». «Alcuni sono scappati e hanno ricorso altri ragazzi fino ai giardinetti del Liceo Scientifico. Tra tutti mi sembravano tantissimi, almeno una quarantina. So che uno dei ragazzi è stato ferito e infatti dopo poco abbiamo visto arrivare due ambulanze» aggiunge. «Si erano dati appuntamento per giovedì, ma poi quelli di Barriera sono arrivati prima» racconta Luca, un altro studente di 17 anni che mostra sul telefonino i video e le foto che stanno passando da una chat all’altra.

VENDETTA ANNUNCIATA
Tra le foto comparse su Instagram una ritrae un giovane ricoperto di sangue in volto, sotto una scritta che promette già una vendetta: «Quello che è successo oggi succederà pure domani a quelli che gli hanno fatto così e sarà molto peggio».

NON C’E’ LA POLFER
«Servirebbero più controlli in generale da parte della Polizia Ferroviaria» commenta Franca Davico, della Tabaccheria Pronello che si trova all’interno della stazione e che conosce bene la zona. «La stazione è sempre stata così, soprattutto nelle ore serali. Quello che manca è un presidio della polizia ferroviaria. Anni fa c’era, non era fisso, ma venivano abbastanza spesso. Ora li vediamo sì e no una volta ogni sei mesi al mattino, nelle ore per così dire più tranquille. Non è sufficiente».

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