MicheleRuffino
Cronaca
LA CHIAMATA

Il figlio si suicida per i bulli, il Papa telefona alla mamma

Francesco ha voluto far sentire la propria vicinanza alla famiglia di Michele Ruffino

«Per tre volte gli ho chiesto se fosse davvero lui. Temevo si trattasse di uno scherzo e invece era proprio vero: al telefono c’era Papa Francesco». Maria Catrambone Raso è la mamma di Michele Ruffino, il 17enne di Rivoli che si è tolto la vita lanciandosi dal ponte di Alpignano perché stufo di essere deriso dai bulli. A tre anni da quella disgrazia, a casa sua l’altro giorno è squillato il telefono: «Io mi stavo preparando per andare al cimitero da Michele – racconta Maria – Era un numero anonimo e stavo quasi per non rispondere, pensavo fosse uno dei soliti centralini che propongono contratti vari». Per fortuna, la curiosità ha prevalso e Maria ha deciso di rispondere: «Dall’altro lato ho sentito la voce di un anziano che mi ha salutato e poi mi ha detto “Buongiorno, sono Papa Francesco”».

Facciamo un passo indietro. Alcune settimane fa, la mamma di Michele aveva scritto una lettera al Santo Padre, ascoltando il suggerimento di un membro della diocesi di Alessandria che le aveva garantito il proprio impegno per fargliela avere. Ovviamente senza promettere altro. Nessuno aveva ipotizzato una telefonata e neanche aveva avvisato Maria. La sua reazione quindi la si può immaginare: «Ho pensato fosse uno scherzo – sorride – e per tre volte gli ho chiesto se fosse davvero lui. Ci ho creduto solo quando mi ha letto alcuni passaggi della mia lettera: non li conosceva nessuno».

Ne è seguito un colloquio di circa un quarto d’ora, nel corso del quale Maria ha raccontato a Francesco di suo figlio e del fatto che uno dei suoi sogni fosse proprio quello di incontrare il PapaUn sogno che era stato spezzato da alcune catechiste che si erano rifiutate di portarlo a Roma per la cresima perché i suoi problemi di deambulazione avrebbero rallentato il gruppo. «Il Papa si è rammaricato per questo episodio – spiega Maria – poi mi ha chiesto dei Miky Boys, l’associazione che io e la mia famiglia abbiamo creato per combattere il bullismo e che ormai conta un centinaio di soci. Ci ha fatto i complimenti e ha chiesto di continuare nella nostra lotta. Gli ho chiesto di pregare per noi e mi ha risposto di fare altrettanto per lui». «Non è una cosa normale morire a 17 anni per il bullismo – ha detto Francesco a mamma Maria – è una piaga che si sta allargando. Quando ero giovane ho avuto due amici vittime del bullismo».

A distanza di qualche giorno da quella telefonata, l’emozione è ancora tanta: «Credo sia stato un bel regalo di mio figlio da lassù – dice Maria – Da qualche giorno sono più serena, piango di meno. Ho trovato più pace, anche se ovviamente questo non mi fa dimenticare mio figlio e cosa è successo. Da tre anni aspetto che l’inchiesta aperta sul suo suicidio porti a individuare e punire i responsabili, ma non ho più saputo nulla».

L’associazione fondata dalla famiglia di Michele si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del bullismo. In questi anni sono stati numerosi gli incontri organizzati in varie scuole italiane mentre a Padova è nato il Centro europeo contro il bullismo dedicato proprio a Michele. Tutte le attività e i contatti si possono trovare su www.mikyboys.com.

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