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Cronaca
IL CASO

Il figlio poliziotto le spara: muore dopo 2 mesi di agonia

L’agente si era poi tolto la vita utilizzando sempre l’arma di servizio

Non ce l’ha fatta Irma Fontanella, la 72enne che era stata ferita a colpi di pistola dal figlio – poi suicidatosi – lo scorso 26 maggio a Nole. Dopo quasi due mesi di agonia, l’anziana si è arresa sabato pomeriggio nel reparto di Rianimazione del Cto, dove era stata subito ricoverata. In questi due mesi i medici l’avevano sottoposta ad alcuni interventi neurochirurgici e maxillo facciali, nel tentativo di salvarle la vita ma purtroppo le sue condizioni erano troppo gravi e sabato il suo cuore ha ceduto.

A spararle in faccia era stato il figlio 44enne, Salvatore Alessio, poliziotto in servizio negli uffici della questura di in corso Vinzaglio. L’uomo aveva poi rivolto la pistola di servizio contro se stesso, togliendosi la vita.

Secondo i rilievi dei carabinieri Irma Fontanella sarebbe rimasta quasi 24 ore a terra, agonizzante, fino a quando un’amica, preoccupata per non averla vista per un giorno intero, ha chiamato i soccorsi. Il figlio, infatti, le aveva sparato mercoledì all’ora di pranzo, ma i soccorsi erano stati allertati solo giovedì: impossibile sapere se sarebbe stato possibile salvarle la vita nel caso qualcuno avesse udito i rumori degli spari e l’allarme fosse stato dato subito.

La procura di Ivrea sta cercando di fare luce sulle motivazioni del gesto. L’agente, in servizio alla questura di Torino, non ha lasciato biglietti e, secondo i primi riscontri, non c’erano segnali che potessero lasciar presagire quanto si è verificato in quella palazzina di Nole che l’uomo divideva con gli anziani genitori. Gli investigatori in queste settimane hanno ascoltato diversi testimoni: colleghi dell’uomo, amici, vicini e parenti. Ne sarebbe emerso il ritratto di un poliziotto riservato, restio a dare confidenza ma che non aveva mai dato alcun segno di squilibrio. Laureato in psicologia, viveva con i genitori ma in quei giorni il padre non era in casa perché ricoverato in ospedale per un precedente infortunio. Nessuno quindi sarebbe riuscito a fornire una motivazione valida per provare a dare una spiegazione a un gesto che, con la morte dell’anziana, pare ormai destinato a restare un mistero.

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