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Il dovere di chiarire

Non c’era scappato, per pura fortuna, durante i pestaggi e gli scontri davanti alla FedEx nel lodigiano, e c’è scappato ieri, il morto. Questa è la narrazione più semplice che si possa fare della situazione: una situazione ad altissima tensione, che ci proietta verso scenari pericolosi nel momento in cui si discute di eliminare il blocco dei licenziamenti o di ridiscutere ammortizzatori sociali vari.

Adil era un sindacalista dei SiCobas, chi l’ha investito e ucciso è un giovane camionista che ha voluto forzare il blocco, il picchetto. E che poi è fuggito. Sappiamo che Adil manifestava con i colleghi per la difesa dei diritti dei lavoratori, per questioni contrattuali che diventano sempre più incandescenti, man mano che il tempo passa e il Paese prova a rimettersi in moto, anche a costo di lasciare indietro i più fragili. Sappiamo poco del venticinquenne camionista che l’ha travolto: un uomo che temeva, per un ritardo nelle consegne, nei suoi viaggi, di perdere commesse, incarichi e lavoro?

Uno sfruttato che è diventato carnefice di colui con il quale avrebbe dovuto solidarizzare? Bisogna far chiarezza, e in fretta, su quanto accaduto – su questo per una volta tutta la politica è concorde -, e tenersi lontani dalle speculazioni. E da narrazioni tossiche come quella dei lavoratori che non si trovano perché preferiscono oziare con il reddito di cittadinanza o quella di imprenditori-ereditieri figli d’arte che invitano a «mettersi in gioco» salvo poi chiedere sussidi allo Stato su cui scaricano il proprio rischio d’impresa. Un privilegio concesso fin troppo facilmente, mentre ai lavoratori viene detto che bisogna adeguarsi ai nuovi tempi, alla situazione. Andatelo a dire ad Adil. E anche al suo investitore.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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