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Economia
LA PROTESTA

Il diesel supera di nuovo i 2 euro al litro. E due torinesi su 10 rinunciano all’auto

Benzinai Esso in sciopero: «I consumi sono in calo, vogliamo un margine di guadagno più alto»

Il prezzo del gasolio torna a sfondare il tetto dei due euro al litro e i benzinai salgono sulle barricate. Il caro carburante spaventa nuovamente i torinesi che faticano sempre più a mettere mano al portafogli per fare il pieno del serbatoio. Una duro colpo in vista della “mazzata” prevista per il 31 ottobre, data di scadenza del taglio delle accise che però sembra in fase di proroga.

CAMBIO DI ABITUDINI
Facendo un rapido calcolo del fatturato, a causa dei prezzi insostenibili dell’oro nero, ben due torinesi su dieci avrebbero già deciso di dire addio all’auto. Lo confermano gli stessi benzinai«A causa dei rincari incassiamo il 20% in meno, la gente ci pensa due volte prima di fare rifornimento e cerca di utilizzare la macchina il meno possibile» spiega Enzo Nittis, titolare del distributore Eni in piazza Bernini e presidente provinciale della Faib-Confesercenti. «Ora i clienti raramente fanno il pieno – aggiunge -, perché hanno meno soldi, considerando l’inflazione, e i rincari delle bollette».

PREZZI FOLLI
Per renderci conto del prezzo in rialzo del gasolio abbiamo fatto un tour dei distributori di Torino e ci siamo accorti che in alcuni casi il diesel ha già superato i due euro al litro. Alla pompa Eni di corso Matteotti il servito vale 2,089, in corso Regina, vicino all’ospedale Gradenigo, ha raggiunto i 2,059 euro, mentre all’Eni di corso Traiano costa ben 2,087 al litro. Segue a ruota l’Eni di corso Moncalieri, in zona Crimea.

BENZINAI IN PROTESTA
Il caro diesel rappresenta un bel problema oltre che per i cittadini anche per gli stessi benzinai che hanno deciso di incrociare le braccia in segno di protesta. Dalle 19 di ieri sera infatti è partito lo sciopero nazionale dei gestori della Esso che durerà fino a domani mattina alle 7. I titolari degli impianti lamentano il mancato rinnovo dell’accordo contrattuale, scaduto dal 2020, da parte della Eg, proprietaria della rete Esso, e l’esiguità dei margini «al limite del sostentamento economico: solo 2,5 centesimi al litro, fra i più bassi del mercato». «All’ordine del giorno del confronto con Eg – spiega il presidente dei benziani di Torino – erano stati posti diversi temi: la richiesta di un significativo aumento dei margini; il completo rimborso dei cali; la cessazione della cosiddetta “manutenzione delegata” degli impianti che i gestori sono costretti a eseguire surrogando la compagnia (in violazione della norma sulla gratuità); il funzionamento e l’adeguamento delle attrezzature elettroniche; gli interventi strutturali da effettuare sulla rete per riqualificarla. Ma a nessuna di queste richieste – sottolinea Nettis – abbiamo ricevuto risposte soddisfacenti». «Va sempre ricordato – aggiunge – che gli aumenti del carburante non favoriscono, ma anzi colpiscono, i gestori, nella misura in cui provocano una diminuzione dei consumi. Il margine, infatti, è fisso e non aumenta con l’aumentare del prezzo della benzina e del gasolio. Dunque, lo sciopero vuole ribadire tutte le nostre richieste a Eg, con cui auspichiamo una rapida ripresa del confronto».

A pesare ulteriormente sul bilancio della categoria c’è anche il carobollette. «E’ sempre più inaccettabile che il margine non abbia ancora avuto alcun aumento, a fronte del carobollette che colpisce anche i gestori – fa presente Nesttis -, un impianto di media dimensione ha 18 kw di potenza e se prima pagava una bolletta di mille euro ora ne deve sborsare circa 3mila». Quali azioni sono state intraprese dal governo? «La cessione del credito d’imposta al 30% per i soli mesi di ottobre e novembre, un intervento che non è minimamente proporzionato alle nostre perdite».

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