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Salute
IL FATTO

Il Covid rialza ancora la testa, vaccini verso la scadenza

Sono circa 600mila le dosi che dall’inizio della primavera non potranno essere più utilizzate in Piemonte

Finita l’estate che ha visto protagonista la variante Omicron, con una quarta ondata di contagi imprevista rispetto agli anni precedenti, anche in Piemonte il Covid sembra aver rialzato la testa. Il virus torna a correre, specie tra i più piccoli, ma la campagna vaccinale non sembra più mostrare le accelerazioni registrate con il primo richiamo: quasi 500mila persone, infatti, sono ancora senza protezione, benché il Piemonte sia ai primi posti della classifica nazionale per numeri di inoculazioni. E attualmente nei frigoriferi delle Asl resterebbero circa un milione di dosi, compreso il nuovo farmaco bivalente.

VACCINI IN SCADENZA
Circa 600mila di queste, però, dovranno essere consumate entro la primavera visto che hanno la data di scadenza segnata per aprile e, se la campagna dovesse mantenere anche solo l’attuale media giornaliera di somministrazioni, con circa 1.800 iniezioni di cui 1.600 come quarta vaccinazione, il rischio è quello di trovarsi fra pochi mesi con almeno 15mila fiale pronte per la spazzatura. E per capire a quanto possa arrivare lo spreco per il ministero della Salute, basta un semplice calcolo sul prezzo medio di Pfizer e Moderna del 2021. Oltre 3 milioni di euro. «Non ci preoccupano le scadenze perché al ministero, che resta il proprietario dei farmaci, noi segnaliamo regolarmente le eccedenze in modo che possano, eventualmente, essere ridistribuite – spiega l’assessore alla Sanità della Regione, Luigi Icardi -. Mi preoccupa di più, ora, la campagna vaccinale contro l’influenza che partirà in ottobre con un milione di dosi».

L’INFLUENZA FA PAURA
Una preoccupazione motivata anche dal fatto che la prossima stagione fredda potrebbe essere ben peggiore delle ultime proprio sul fronte dell’influenza e delle infezioni respiratorie. «Quest’inverno avremo una recrudescenza delle altre infezioni respiratorie, influenza e affini, perché abbiamo “perso” due anni nell’educazione del nostro sistema immunitario» spiega l’infettivologo Giovanni Di Perri. Lo scenario del Covid, invece, non dovrebbe mutare di molto. «I numeri sono di nuovo cresciuti un po’ ma bisogna anche pensare che, ormai, molte persone che contraggono il Covid con sintomi lievi, benché ne siano anche consapevoli, rinuncino a farselo diagnosticare» aggiunge Di Perri, confermando una tendenza già riscontrata a partire dall’anno passato.

INTANTO IL VIRUS CORRE
Lo scorso martedì la nostra regione tornava ad essere segnalata tra le prime tre in Italia per numero di contagi giornalieri (2.714) insieme con Lombardia (5.570) e Veneto (3.590) nonostante resista ancora tra quelle a rischio moderato. Nel frattempo anche l’incidenza sulla popolazione ha superato la media nazionale con 209,8 casi ogni 100mila abitanti registrando più che un raddoppio di contagi in età scolare proprio nella settimana in cui sono ricominciate le lezioni in presenza e senza obbligo di mascherina. Ieri, invece, i nuovi contagi sono stati 1.601 a fronte di oltre 12mila tamponi. Ancora una volta, più di uno su dieci risultava infetto.

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