Denis Bergamini
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La decisione del gip del Tribunale di Castrovillari

CASO RIAPERTO. Il corpo di Bergamini riesumato il 10 luglio. Ripartono le indagini

Il calciatore del Cosenza è morto il 18 novembre 1989 in condizioni mai chiarite, travolto da un camion sulla statale 106 Jonica a Roseto Capo Spulico

La salma di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza Calcio originario di Boccaleone di Argenta e morto il 18 novembre 1989 in condizioni mai chiarite, travolto da un camion sulla statale 106 Jonica a Roseto Capo Spulico, sarà riesumata il prossimo 10 luglio. È questa la decisione del gip del Tribunale di Castrovillari ( Cosenza), Teresa Reggio. Il corpo di Bergamini sarà traslato nell’ospedale di Ferrara ed esaminato con strumenti di ultima generazione per tentare di capire, definitivamente, se la sua morte non possa essere riconducibile a un suicidio. La decisione è stata presa a seguito della richiesta di incidente probatorio da parte dell’avvocato di uno dei due indagati per omicidio colposo dell’ex centrocampista del Cosenza. Il gip del tribunale di Castrovillari ha nominato 5 periti e altri due sono stati nominati dalla famiglia del calciatore. Ma anche la procura di Castrovillari, che ha chiesto la riesumazione, ha nominato due suoi periti di parte, come anche l’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò.

Carlo Petrini, il calciatore maledetto che si reinventò investigatore e fustigatore per espiare le proprie colpe, lo aveva capito. E non solo lui. Donato “Denis” Bergamini, quel 18 novembre 1989 fu “suicidato“. Cioè ammazzato. Petrini, scomparso di recente, intuì che il ragazzo 27enne era già morto, quando un autocarro Fiat Iveco in transito gli passò sopra due volte, avanti e in retromarcia. Oggi il caso è stato riaperto: la fidanzata del calciatore e il camionista che investì Bergamini sono stati indagati per omicidio premeditato. La versione ufficiale parlò di un Bergamini che, scattando dalla piazzola di sosta, si buttò sotto un camion dopo aver gridato «Ti lascio il mio cuore» alla fidanzata Isabella Internò, unica presenza certa al momento del decesso con l’allora 51enne Raffaele Pisano, il guida- del mezzo pesante. Bergamini avrebbe chiesto a Isabella di accompagnarlo in Brasile o alle Hawaii: di abbandonare con lui l’Italia, perché stanco di quel mondo. La Internò si rifiutò, da qui il «gettarsi a pesce» sotto il camion.

Se Petrini intuì la dinamica, sbagliò però il movente. Non un omicidio legato al calcioscommesse o al traffico di droga, ma un delitto passionale o d’onore. Una “banale” morte privata, a questo sembra essere giunta la procura di Castrovillari, che ha iscritto nel registro degli indagati le due persone. Il caso, pieno di incongruenze, morti sospette ( due magazzinieri- factotum del Cosenza che dicevano di sapere tutto: scomparsi il 3 giugno 1990 in un incidente stradale sulla stessa statale 106) ed errori marchiani, è stato riaperto grazie alla tenacia della famiglia Bergamini e all’avvocato Eugenio Gallerani. Numerosi i punti oscuri: il comportamento della Internò, che prima di chiamare i soccorsi telefonò a Gigi Simoni ( tecnico del Cosenza) e Francesco Cora. Bergamini era già morto quando fu investito per inscenare il finto suicidio.

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