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Cronaca
IL CASO

IL CONTAGIO ECONOMICO. «I risparmi sono finiti, ora fateci riaprire»

La protesta degli artigiani Cna in piazza Castello: «E’ necessario ripartire, le piccole imprese sono a rischio»

Ristoratori, baristi, parrucchieri, estetiste e negozianti dell’abbigliamento. Sui cartelli esposti dagli artigiani Cna in piazza Castello comparivano semplicemente i nomi delle loro professioni: lavori che in molti casi non possono più essere svolti e sono a fatturato zero dall’inizio della zona rossa del 15 marzo scorso. «Siamo qui per chiedere non soltanto la riapertura ma una vera e propria ripartenza per le nostre 25mila imprese piemontesi iscritte Cna che sono tutte in difficoltà perché non ricevono da tempo ristori da parte del governo – spiega il segretario regionale Cna Delio Zanzottera -. Chiediamo pertanto una ripresa del lavoro in sicurezza con una netta accelerazione della campagna vaccinale, in tal senso abbiamo firmato un protocollo nazionale e regionale per mettere a disposizione le strutture delle nostre imprese per le vaccinazioni. Ci siamo anche resi disponibili a pagare gli strumenti medici pur di poter ripartire al più presto».

La chiusura di alcuni settori imposta dal governo è stata giudicata «incomprensibile» anche dal presidente di Cna Fabrizio Actis: «Non riusciamo davvero a spiegarci perché alcune imprese possano restare aperte e altre no. È una situazione fuori controllo, migliaia di artigiani sono in seria difficoltà». Tra questi rientrano parrucchieri, estetisti e negozianti di vestiti che ora non ce la fanno più a pagare le tasse. «I soldi sono finiti e non pagherò più gli F24, non me lo posso più permettere – sbotta Mauro Tosini, 52 anni, titolare di quattro negozi di acconciature tra Torino, Pinerolo e Volpiano, in cui lavorano una quindicina di dipendenti -, devo pagare gli stipendi, gli affitti, le bollette, ma come faccio se non possiamo lavorare e i ristori non arrivano?».

Per ottenere il sostegno da parte del governo è necessario dimostrare di avere avuto un calo del fatturato di almeno il 30%. Ma le perdite stimate da alcune categorie sono ancora leggermente inferiori e quindi l’accesso ai bonus viene precluso. «È una decisione assurda che non tiene conto del presente – attacca Nina Tauro, titolare di un atelier artigianale di cappelli in via Sant’Anselmo 26 -, le piccole botteghe come la mia sono in ginocchio e corrono rischi di scomparire per sempre». Ma le perdite di fatturato del 2020 in molti casi ammontano anche a centinaia di migliaia di euro. «Ho perso 240mila euro in un anno – protesta il parrucchiere novarese Fabrizio Sciangula -, sembra proprio che questo governo voglia penalizzare le categorie con l’indice Rt più basso come le nostre che ospitano pochi clienti per volta». Con i problemi economici crescono anche i nervosismi. «Nessuno tiene conto della nostra rabbia – protesta Andrea Bianchini, titolare del ristorante Il Vicolo -, in famiglia si creano tensioni sempre maggiori. Vogliamo sapere quando potremo tornare a fare il nostro lavoro». Il morale è a terra perché la riapertura sembra ancora lontana. «Per noi estetiste – spiega Andreina Ellea di Dronero – la primavera e l’estate sono alta stagione. Ci vorrà ancora molto tempo prima di poter ripartire ma non è giusto: questo governo ci considera lavoratori di serie b, è molto umiliante». La richiesta degli artigiani mossa all’assessore Andrea Tronzano presente alla manifestazione è soltanto una: «Chiediamo una data certa di riapertura». «Lo scorso anno abbiamo già messo a disposizione quasi 200 milioni di euro ma ora i soldi sono finiti – ha risposto l’assessore all’Economia -, per questo abbiamo chiesto al governo uno sforamento mensile maggiore, ma la vera soluzione è la vaccinazione. Mi auguro – ha sottolineato Tronzano – che si possa riaprire a inizio giugno».

 

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