fabio capello
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Il compleanno

Fabio Capello, nato a Pieris (Gorizia) il 18 giugno 1946 (75 anni). Ex calciatore. Allenatore. Commentatore tv.

Vita
Figlio di Guerrino, maestro elementare morto nel 1983 che giocava nel Pieris, il più piccolo paese (1.200 abitanti) mai arrivato in Serie C («ha dato 15 giocatori alla Serie A») e di Evelina Tortul (San Canzian d’Isonzo, Gorizia, 18 novembre 1920) sorella di Mario (San Canzian d’Isonzo, Gorizia, 25 febbraio 1931), ex terzino di Sampdoria, Triestina e Padova con una presenza in Nazionale: «Mio padre è stato prigioniero nei campi di concentramento tedeschi, ne cambiò 6 o 7 e si salvò per il rotto della cuffia. I suoi racconti sono ricordi indelebili». Non è friulano ma “bisiàco” (dallo slavo “bezyak”, senza terra, i popoli che fuggivano davanti alle invasioni dei musulmani o dei barbari e che, giunti davanti la barriera dell’Isonzo, erano costretti a fermarsi)

• «A 14 anni sono partito. Ferrara. Brutto cambio, dal vento alla nebbia fitta, al caldo senza un filo d’aria. Città bellissima, e non solo perché ho conosciuto mia moglie Laura. Prendevamo lo stesso autobus, lei andava alle magistrali, io studiavo da geometra. Un anno, il primo, vivevo nel pensionato della Spal, poi a casa di due sorelle zitelle che cucinavano divinamente. C’erano state altre richieste. Una del Marzotto in B, lo allenava Vycpalek. Quando mio padre aveva già dato la sua parola a Paolo Mazza, presidente della Spal, s’era fatto sotto il Milan, con Gipo Viani. Viani diceva che avevo un compasso al posto dei piedi, e offriva il doppio. Ma la parola è parola, si figuri a quei tempi. E per me quello che decideva mio padre andava bene» Lasciata la Spal per la Roma, arrivò poi alla Juventus, squadra con cui vinse tre scudetti (1972, 1973, 1975), il quarto lo conquistò con la maglia del Milan (1979, quello della stella). In Nazionale 32 presenze e 8 gol, storico quello che il 14 novembre 1973 valse agli azzurri il primo successo a Wembley contro l’Inghilterra

• « L’inizio da tecnico al Milan è con le giovanili, gli Allievi, la Berretti, poi la Primavera, con la quale Fabio conquista una coppa Italia e arriva alla finale scudetto. Ma il debutto su una panchina della Serie A appartiene all’era di Silvio Berlusconi. All’indomani della sconfitta ad Avellino del 5 aprile 1987 (1-2), Liedholm offre le dimissioni e il nuovo proprietario del club deve correre ai ripari»
Elio Trifari

• «Le vittorie riempiono la galleria del giocatore e del tecnico Fabio. Ed è una rassegna piena anche di liti e polemiche. Liti? Lui si è sempre lisciato la famosa mascella volitiva: “Io non ho mai litigato. Ho fatto delle scelte per il bene della squadra. E quando me ne sono andato, qualcuno si è messo a parlare e a sparlare. E, fateci caso, erano e sono tutti campioni, primedonne”»
Germano Bovolenta

• Commissario tecnico dell’Inghilterra dal 2008 al 2012, si dimise dopo che la federazione inglese, senza avvisarlo e contro il suo parere, tolse la fascia di capitano a John Terry perché accusato di aver rivolto insulti razzisti ad Anton Ferdinand. Capello è stato il commissario tecnico inglese che ha ottenuto più vittorie (66%) • Dal 2012 al 2015 alla guida della nazionale russa, con un contratto da 7,8 milioni di euro lordi l’anno (6,8 netti)

• Dal giugno 2017 al marzo 2018 ha allenato in Cina lo Jiangsu Suning, con risultati più che deludenti. Nell’aprile 2018 ha annunciato la fine della carriera d’allenatore dopo 37 anni. «Ho finito, io. Né allenatore né dt. Nemmeno manager. Il mio calcio è solo da opinionista. Con Sky. Ormai sono pensionato. E faccio il nonno. Di quattro nipoti» a Ugo Trani Fisco Nel gennaio 2008 la Procura di Torino lo ha iscritto nel registro degli indagati per evasione fiscale. «Fabio Capello si è inguaiato così, con i 16 milioni di euro di incassi della sua lussemburghese Sport 3000, amministrata da Achille Severgnini, rampollo della famiglia che gestisce la Finsev, la società tornata all’attenzione delle cronache con la pubblicazione degli elenchi delle società offshore su questo giornale. Ha chiuso con una transazione da 5 milioni di euro» Gianfrancesco Turano Vi z i Ama l’arte astratta («Il figurativo si fa da sempre e a me interessavano di più quelli che cercavano un altro modo, un altro linguaggio»), paragonò un derby Roma-Lazio a Broadway Boogie-Woogie di Mondrian, quando gli chiesero chi fosse meglio tra Van Basten e Ibrahimovic rispose «è come paragonare Picasso a Rothko»

• È un intenditore di vini Ama molto viaggiare, ma «non sono il tipo da villaggio turistico. Sarà banale, ma le Piramidi, viste 35 anni fa quando ancora il Cairo era lontano, mi hanno lasciato senza fiato».
Anteprimanews

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