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Il compleanno

Compie gli anni Dario Edoardo Viganò

Dario Edoardo Viganò, nato a Rio de Janeiro il 27 giugno 1962 (59 anni). Monsignore. Cappellano di Sua Santità. Vicecancelliere della Pontificia accademia delle Scienze e della Pontificia accademia di Scienze sociali

Il 27 giugno 2015 Papa Francesco lo nominò prefetto della Segreteria per la comunicazione, dicastero creato ex novo con un motu proprio, e gli assegnò il compito di accorpare e riorganizzare i mass media vaticani, rendendoli più efficienti e più moderni

«Il Freccero del Vaticano»
Dagospia

Fu lui ad aprire il profilo Instagram del Santo Padre

«Come il talento di Sergej Eisenstein accompagnò la mitografia dell’Unione sovietica, anche l’estro sperimentale e la capacità organizzativa di monsignor Viganò stanno diventando uno dei tratti distintivi di un Pontificato mediatico»
Luca Telese, Il Foglio, 30/4/2014

Finito su tutti i giornali nel 2018, quando una fuga di notizie dimostrò che aveva diffuso solo una parte della lettera privata del papa emerito Benedetto XVI, tralasciando quella più scomoda. Si dimise dal suo incarico. Il papa accettò le sue dimissioni, ma sostanzialmente gli riconfermò la sua fiducia

Ha detto: «La comunicazione non è né buona né cattiva. La comunicazione è il luogo della tenerezza, ma anche dell’uccisione e del pugnale, questa è la logica. È il luogo della seduzione. Può essere usata in modo strategico per il bene o per il male: laddove ci sono un uomo o una donna c’è sempre una libertà, e la libertà è sempre segnata dal peccato».

Vita
«Sono cresciuto in un paese che si chiama Vedano al Lambro, noto più che altro per l’ingresso dell’autodromo di Formula 1 di Monza. Lì grandi intrattenimenti non ce n’erano: solo l’oratorio e il cinema dell’oratorio»

«All’oratorio si andava a vedere i western, cose così. Ma da ragazzino al cinema era affascinante andarci in gruppo, indipendentemente dal film. Poi sono diventato prete, a Milano, in una parrocchia del centro dove c’era un cinema teatro e quindi per forza di cose…»

«Devo dire che durante il seminario sono stato educato alla raffinatezza del gusto cinematografico. Abbiamo avuto prima un professore, poi diventato anche rettore, monsignor Gianfranco Poma, che ci ha fatto vedere tutto Akira Kurosawa»

«La sua folgorante carriera in Vaticano è resa unica dall’in – contro con il cinema e i nuovi media: si forma nella gestione e nel rilancio dello storico circuito delle sale parrocchiali, viene chiamato a far parte di una giuria della critica persino al Festival del cinema di Venezia, stupisce molti registi esprimendo posizioni controcorrente nella commissione per la Cinematografia del ministero dei Beni culturali (dove rappresenta il Vaticano). Tra gli addetti ai lavori fa scalpore – nel 2002 – il suo voto a favore de L’ora di religione di Marco Bellocchio, che alcuni membri laici della commissione volevano vietare ai minori di 18 anni per la celebre scena della bestemmia rivolta da un personaggio minore a Sergio Castellitto: “Noi non siamo una commissione censura: le opere di valore artistico, anche quelle controverse, si discutono ma non si vietano”. Il punto di arrivo di un curriculum così eclettico non poteva che essere la televisione»
Telese

Nel 2013 viene chiamato da Benedetto XVI alla direzione del Ctv, il Centro televisivo vaticano. «Era il 22 gennaio, l’11 febbraio il Papa ha dato le dimissioni, non credo per causa mia…»

Curiosità
Ha scritto un Manuale del Filmmaker e ha preparato un app per suggerire le omelie ai parroci a corto di idee

Gli piace il primo film su San Francesco di Liliana Cavani. Piacerebbe molto anche a lui fare un film sul poverello di Assisi, «senza ridurlo a una lettura ecologista e naturalistica». Ha visto The young Pope di Sorrentino. «È scritto molto bene, ma non credo si debba cercare, nella maniera più assoluta, in essa, una struttura profetica del pontificato o della forza del sistema mediatico a servizio di un papa». Su San Francesco vorrebbe fare anche un videogioco.
Anteprimanews

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