Luigi Di Maio (Depositphotos)
Compleanno
IL PERSONAGGIO

Il compleanno

Luigi Di Maio, nato ad Avellino il 6 luglio 1986 (35 anni). Politico. Ministro degli Esteri (dal 5 settembre 2019, governi Conte II e Draghi). Già vicepresidente del Consiglio, ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro e delle Politiche sociali (dal 1° giugno 2018 al 5 settembre 2019, governo Conte I); vicepresidente della Camera (2013- 2018). Deputato del Movimento 5 stelle (dal 15 marzo 2013). Capo politico del Movimento 5 stelle da settembre 2017 al gennaio 2020). «Un bel musino da televisione»

Silvio Berlusconi

Vita

«Sono nato e cresciuto a Pomigliano d’Arco. Mamma è professoressa di latino e greco, papà ha una piccola azienda di costruzioni. Sono il primo di tre figli. […] Da primogenito con un padre molto rigido – se tornavamo dopo l’orario che ci indicava non si usciva più – ho sentito più degli altri il peso delle aspettative: dovevo eccellere. Ma, visto che non ero un gran studioso, dovevo cercare un’alternativa. Solo che non avevo particolari doti carismatiche e, soprattutto, non sapevo giocare a pallone. La mia passione, da sempre, sono piuttosto i motori e la Formula 1 – d’altra parte, Pomigliano, con la Fiat, era la città dove le auto si collaudavano in strada. Al liceo classico però le cose sono cambiate: un’altra mia passione sono i computer, e, quando sono capitato nella sezione sperimentale con indirizzo informatico, dove c’erano professori di matematica anche di una certa età che si erano dovuti convertire, è venuto naturale “aiutarli”: chiamavano per avere consigli, e il weekend ero spesso a casa loro a riparare il computer. È nata quindi una relazione speciale, mi consideravano un loro pari. Quando si è trattato di eleggere il rappresentate di istituto, gli altri studenti mi hanno scelto. Serviva uno che mediasse. Erano anni in cui c’erano le occupazioni. Io convinsi tutti che, se ci si batteva per una scuola migliore, dovevamo protestare fuori dall’orario scolastico. Da quando sono stato eletto non ci sono state più occupazioni nel mio istituto e io sono rimasto il più votato dai ragazzi, tanto che con la nostra associazione “Studenti di Pomigliano” abbiamo ottenuto che fosse costruita una scuola nuova. Questo spiega anche i miei ottimi voti: i professori hanno sempre riconosciuto questo mio impegno»

a Sara Faillaci

«La scintilla per la politica per Di Maio non l’ha fatta scoccare Grillo o Gianroberto Casaleggio, ma Antonio Cassese, suo professore di Storia e filosofia ai tempi del liceo. “Mi disse che fare politica non significava essere rosso, bianco o nero, ma occuparsi delle cose concrete come il riscaldamento della nostra scuola”. Primi anni Duemila: Di Maio diventa rappresentante degli studenti del liceo Imbriani per tre anni consecutivi, e poi si ripete anche all’Università Federico II, dove è presidente del consiglio degli studenti. Abbandona la passione per il nuoto. Si immerge in letture che diventano i suoi punti di riferimento. La Storia d’Italia di Indro Montanelli (scritta con Roberto Gervaso e Mario Cervi), Il libretto rosso di Pertini: un doppio pilastro a cui Di Maio aggiunge, in seguito, La cura di Michele Ainis»

Emanuele Buzzi

Dopo il liceo, s’iscrisse dapprima a Ingegneria, quindi a Giurisprudenza, senza concludere gli studi. Nel frattempo, ebbe qualche esperienza lavorativa come gestore di siti internet, assistente allo stadio San Paolo di Napoli, giornalista pubblicista, assistente regista, manovale e cameriere, coltivando il sogno di diventare poliziotto

«Quando Di Maio si iscrive alla facoltà di Ingegneria capisce subito che non fa per lui, però fa in tempo a creare l’“associazione di studenti di Ingegneria Assi”, prima di passare a Giurisprudenza, dove formerà l’associazione “studentigiurisprudenza.it”. […] Finisce fuoricorso, poi molla. […] Il padre, Antonio Di Maio, alle spalle una lunga militanza nel Movimento sociale di Almirante, avrebbe preferito che il figlio finisse l’università: “Gli dicevo: se tu dedicassi allo studio un quinto del tempo che dedichi alla politica… Invece niente: sempre stato matto per la politica”»

Andrea Minuz

«La politica l’ho sempre fatta con l’associazionismo, non ci siamo mai fatti inglobare dai partiti: alle loro riunioni c’era troppa ideologia e troppo poco parlare dei temi. Mio padre però a casa mi faceva la guerra, pensava che sottraessi tempo allo studio»

Concetto Vecchio

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