Povertà
Il Borghese

Il commissario alla povertà

In Piemonte il tasso di disoccupazione è di tre punti superiore a quello di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: quello giovanile è superiore di circa un terzo a quelli delle stesse aree. Con un dubbio che ci tormenta: gli ultimi dati dell’Istat che, in totale controtendenza, raccontano di un mercato del lavoro in ripresa, potrebbero essere “falsati”?

Magari dai micro contratti quelli che ti offrono un tozzo di pane, ma solo per un giorno? A pensare male, diceva qualcuno, non si fa peccato. In realtà stiamo male, anzi stiamo peggio di dieci anni fa. E le prospettive non sono certo entusiasmanti. Ma ciò che preoccupa di più, uscendo dal labirinto delle statistiche, sono le famiglie in stato di povertà assoluta e di “grave deprivazione materiale” che in Piemonte sono più di 100mila e contemplano anche 67mila giovani e 31mila minori.

Parliamo di quasi 300mila persone (159mila solo a Torino) che si arrangiano come possono, ricorrono alle mense dei poveri e vivono sotto sfratto o – come scriviamo nelle nostre pagine – accampate sotto una tenda con i figli o in un’automobile addirittura con un neonato.

L’Arcidiodesi di Torino che ha commissionato la ricerca dell’economista Zangola guarda al fenomeno con l’attitudine al pronto soccorso sociale, ma la politica che fa? O meglio, la politica conosce i risvolti di questa fotografia impietosa scattata sul territorio? L’impressione è che in molti abbiano voltato le spalle immaginando forse che i poveri non abbiano la tessera elettorale.

O che siano invisibili. Mentre l’emergenza richiederebbe un commissario straordinario chiamato ad occuparsi dei rimedi alla povertà, e non solo di mera assistenza.

fossati@cronacaqui.it

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