Il colpo di grazia

(depositphotos)

Torino è il capoluogo di Regione più indebitato d’Italia, e il Piemonte non sta meglio. E’ l’eredità delle Olimpiadi del 2006, benservito di Giuanin lamiera alla cameriera sfruttata per un secolo. Quando si parla della ‘feroce’ (già emigrata all’estero come sede e oggi anche come impianti con l’accordo con Psa) si sente dire: “gli Agnelli hanno spremuto Torino come un limone e poi hanno gettato la buccia”. Ma c’è anche chi li rimpiange: “hanno fatto di Torino una metropoli, una delle capitali mondiali dell’auto, hanno dato il pane a generazioni di italiani”. Adesso il Covid cambierà le carte in tavola in tutto il mondo, ma a Torino il disastro era già fatto. Da locomotiva che eravamo negli anni ‘50 siamo diventatati vagone di coda. Metropoli? Non fate ridere: non abbiamo neanche la seconda linea del metrò… La Fiat ha trovato nel 1910 una Torino di 400mila abitanti, si è arricchita in due guerre mondiali, ha preso 200 miliardi di euro dallo Stato pur agendo in sostanziale monopolio, ha assorbito emigranti fino a triplicare la popolazione, sfigurando l’identità cittadina, e poi se n’è andata lasciando la città quasi come l’aveva trovata, sui 700mila abitanti. Ma soprattutto imponendole per un secolo la monovocazione metalmeccanica, soffocando ogni altra iniziativa, vietando lo sbarco della Toyota, condizionando orari e abitudini, favorendo la fuga in altre sedi di tutto ciò che poteva distrarre le maestranze o fare concorrenza (moda, Rai, spettacolo, editoria, saloni, altre industrie, ecc…). Oggi la Banca d’Italia ci piazza in fondo alle regioni italiane con una perdita di Pil del 19% nel 2020. Colpa del Covid? Certo. Ma il Covid ammazza meglio chi è già debole per altre malattie. E noi lo eravamo.

collino@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single