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Il cigno padulo

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Non so voi, ma io guardando l’altra sera su Rai 1 “la compagnia del cigno”, quella fiction che parla di ragazzi al conservatorio, mi son sentito in imbarazzo nel vedere una scena di sesso fra due maschi. Bacio in bocca, denudamento frenetico e ripresa dei due abbracciati a letto nudi dopo l’atto. Per fortuna mi hanno risparmiato l’atto esplicito, ma quello non lo trasmettono mai, anche nei rapporti etero. Bisogna andare su youporn. Tralascio il fatto che la scena andasse in onda in prima serata, perché ormai è irrilevante. Oggi rispettare il pudore a fasce orarie non ha senso, anzi, è ipocrita, perché i bambini a qualsiasi ora, col loro Pc e il loro smartphone, sanno tranquillamente collegarsi a youporn. Dirò di più: può anche darsi che i bambini vedendo quella scena di sesso gay non ne siano rimasti turbati, ma io sì, e non m’importa se il Crepet di turno dirà che è colpa mia, della mia educazione omofoba e della mia omosessualità latente che cerca di emergere e che io esorcizzo in questi modi. Ci riesco benissimo da 60 anni in qua, e alla mia età è raro che si cambi bandiera. O pretendete che io mi entusiasmi ai gay pride? Davanti a gente che ostenta in pubblico un’omosessualità anormale (e comunque minoritaria) dovrei tacere e rinunciare a difendere un’eterosessualità sicuramente (e per fortuna, altrimenti l’uomo si sarebbe già estinto) maggioritaria? Purtroppo quella scena è figlia della dittatura sempre più fastidiosa del politicamente corretto, la nuova Bibbia dei radical occidentali. In America non puoi più girare una fiction se nel cast non hai almeno un nero, un gay, un trans, un rom. E la Rai, feudo radical, si adegua.

collino@cronacaqui.it

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