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Il cervo allupato

Con buona pace degli ambientalisti da salotto che strillano contro la “deforestazione”, la “cementificazione selvaggia” e lo “scempio idrogeologico” (tre slogan, anzi, tre parole d’ordine pappagallate dai verdi, come il “pericolo fascista” e la “deriva sovranista” sono pappagallati dai loro cugini rossi) l’Italia è oggi, con 11,4 mln di ettari e il 38% della sua superficie, il secondo tra i grandi paesi europei per copertura forestale. E non solo: in poco meno di 30 anni la superficie boschiva italiana ha registrato una crescita del 20% (crescita, capito? Altro che deforestazione!) Poi c’è l’abbandono di casolari e interi paesini da parte dell’uomo, spinto a cercare abitazioni più comode. Come terza premessa c’è il calo della caccia, pratica millenaria diventata oggi marginale e della quale si chiede addirittura l’abolizione totale tramite referendum. Ecco dunque spiegata la crescita incontrollata di specie selvatiche come orsi, volpi, lupi, cinghiali, daini, caprioli, cervi, volpi, faine ecc. che si spingono addirittura nei paesi alla ricerca di rifiuti alimentari umani. L’altro giorno fra le case di Tarvisio un cervo (!) ha ferito gravemente due anziani. Gli animalisti, che son soliti negare le aggressioni dei lupi sostenendo trattarsi di cani rinselvatichiti, insinueranno, date le corna imponenti dell’aggressore, che non di cervo si trattava, ma di daino tradito dalla daina. Era incazzato, e ha fatto uno scempio. Battute a parte, meglio queste nuove (e rare) aggressioni animalesche di quelle (frequenti) portate dall’immigrazione incontrollata. D’ora in poi sarà sempre più facile venire aggrediti da un immigrato sbandato che da un lupo. Che poi, lui, non ha neanche le mense Caritas.

collino@cronacaqui.it

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