denise mariottini mamma
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Drogata e violentata

Il caso Desiree: è morta tra i rifiuti, aguzzini condannati

I giudici della corte di Assise di Appello di Roma hanno confermato le condanne di primo grado a due ergastoli per Mamadou Gara e Yousef Salia e a 27 e 24 anni e mezzo per Brian Minthe e Alinno Chima. Abbracciati e con gli occhi lucidi coperti da occhiali da sole, i familiari di Desiree Mariottini ascoltano la giuria popolare della corte d’Assise di appello mentre pronuncia la sentenza sui fatti che nel 2018 hanno portato alla morte della sedicenne originaria di Cisterna di Latina. «Speravo nella conferma delle condanne. Sono quattro mostri e devono stare dietro le sbarre. Questa sentenza mi dà un solo po’ di pace dopo tanto dolore, ma il dolore ci sarà sempre e nessuno mi ridarà mai mia figlia», afferma Barbara, la madre di Desirée. Diversa l’opinione dell’avvocato di Alinno Chima, Giuseppina Tenga: «I comportamenti degli imputati, secondo la Corte, sono comparabili a quelli che avrebbe commesso la famiglia Ciontoli lasciando morire la vittima, azioni che ho già definito miserabili nella sentenza Vannini. Ancora una volta lo scopo del processo viene distorto in virtù di una funzione moralizzatrice che non gli competerebbe». La tesi dell’accusa è riassunta negli atti con cui la terza Corte d’Assise di Roma ricostruisce gli ultimi istanti di vita della sedicenne sopraffatta dalle droghe e violentata dagli imputati, condannati in primo grado a pene che vanno dai 24 anni e 6 mesi di carcere fino all’ergastolo. In quella notte del 19 ottobre 2018 il corpo seminudo della ragazza era stato ritrovato in un palazzo abbandonato a San Lorenzo. Era disteso su un letto sudicio, in una stanza sporca e solitamente utilizzata per trasformare la coca in crack: «Un’attività illecita si svolgeva da parecchi mesi… Ed era continuo ed evidente il via vai di tossicodipendenti», avevano detto i giudici ricordando che l’omicidio di Desirée ha presentato Roma «quale terreno su cui è consentito, in zona centrale e non periferica, l’insediamento di pericolosissimi contesti di spaccio entro cui possono brutalmente perdere la vita le giovanissime, dopo gravi violenze e sofferenze psicofisiche». Alinno Chima, il ghanese Yussef Salia e i senegalesi Brian Minthe e Mamadou Gara sono finiti a processo perché in via dei Lucani, in quello stabile abbandonato, la ragazzina originaria di Cisterna di Latina è morta a causa di u n’insufficienza respiratoria. Una problematica causata da un mix di droghe che gli imputati le avrebbero ceduto. Stordita dagli stupefacenti, la vittima secondo la Procura di Roma è stata violentata più volte. Nell’edificio abitato da pusher e tossicodipendenti, Desirée era entrata per comprare droga. Sarebbe stata accompagnata da Antonella Fauntleroy, una ragazza conosciuta pochi giorni prima e da cui avrebbe più volte acquistato droga. All’interno dello stabile, gli spacciatori hanno venduto la droga alla vittima, ritiene l’accusa. Poi hanno sfogato i loro appetiti sessuali.

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