amodio caseificio
Cronaca
VIA TUNISI

Il caseificio getta la spugna e se ne va: «Troppi furti. Non si può più lavorare»

Serrande giù dopo l’ultima spaccata. «In zona vogliono raccogliere le firme. Ma abbiamo detto basta»

L’ultimo fattaccio risale a prima di Natale. I ladri con un tombino hanno rotto il vetro e rubato cibo e soldiE così il caseificio Amodio, dal 2000 in via Tunisi, ha detto basta e lascia per sempre Borgo Filadelfia«Non si può più vivere. Nelle case popolari qui dietro ci sono nomadi abusivi, e girano sempre camper e furgoni. Ma in generale la zona dopo le Olimpiadi è peggiorata», dice sconsolato Enzo Amodio, mentre fuma nervoso una sigaretta e osserva gli operai smantellare quel che resta dei locali.

Cinque generazioni di casari, gli Amodio. Enzo, 71 anni, è di Gragnano, a 30 chilometri da Napoli. Per decenni il suo caseificio è stato nella zona di Porta Palazzo, poi nel 2000 il trasferimento in via Tunisi perché piazza della Repubblica diventava pericolosa. «Avevano tentato due rapine, una volta abbiamo visto un accoltellamento davanti al negozio e ce ne siamo andati». In Borgo Filadelfia le cose sono filate lisce per un po’, poi col tempo furti e spaccate hanno fatto passare agli Amodio la voglia di restare. «Nell’ultimo furto – racconta il titolare – hanno rubato 300 euro dal fondo cassa e si sono portati via parmigiano, provoloni, prosciutti e vini pregiati».

Per la famiglia – Enzo lavora con moglie e figli – è stato il punto di non ritorno. «Ieri ho ridato le chiavi alla proprietaria. Dispiace andarsene, qualche cliente si è messo a piangere in negozio e nel quartiere vogliono raccogliere le firme per farci restare. Ma la decisione è presa». Amodio però non getta la spugna. «Riapriremo in centro, abbiamo già visto un paio di locali. Continuerà mio figlio. Del resto, siamo quelli che hanno portato la mozzarella di bufala a Torino».

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