lo russo capodanno
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il Capodanno del sindaco

Poco prima dell’inizio del concertone di Capodanno, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo è teso in volto. Ha alle spalle un anno difficile – segnato all’aumento esorbitante dei costi dell’energia, che ha messo a dura prova i conti del Comune – e sa che non può sbagliare. All’inizio dello spettacolo in piazza Castello il viso si rilassa. Il pubblico balla, canta e la sicurezza è schierata ai varchi. Il primo cittadino sale sul palco ed esulta. Ma dopo la festa, è tempo di bilanci.

Sindaco, un rimpianto dell’anno appena trascorso?
(Ci pensa qualche secondo) «Avrei voluto far di più per le manutenzioni stradali e per la cura del verde pubblico, ma la crisi energetica e le bollette alle stelle non ce l’hanno consentito».

A quanto ammontano i rincari a cui avete dovuto far fronte?
«Circa 70 milioni di euro solo di caro energia. Importo che ha complicato parecchio il nostro bilancio. Siamo in attesa di capire gli effetti della manovra di governo in termini di finanziamenti».

Una voce problematica riguarda il trasporto pubblico. Avete in programma di alzare il prezzo del biglietto? O di tagliare delle corse?
«Al momento non sono previsti aumenti. Nel 2023, come ha annunciato l’assessore Foglietta, faremo una revisione completa della rete di trasporto pubblico locale. Dentro questa riorganizzazione, rientrano misure atte a ottimizzare l’efficienza dei passaggi nel rispetto dei costi».

Parliamo di sogni. Dopo Eurovision, Atp, la settimana dell’arte. Qual è il grande evento che le piacerebbe portare sotto la Mole? E non vale dire Olimpiadi…
«Stiamo lavorando, con il dovuto grado di riservatezza, a numerosi dossier e vorrei che gli eventi fossero distribuiti meglio durante tutto l’arco dell’anno. Ma non dimentichiamo che quello che conta davvero è l’offerta turistica strutturale della città. L’evento è un volano, ma l’ambizione che abbiamo è rendere Torino capace di attrarre per le cose che offre».

Torniamo ai punti dolenti. Raccolta differenziata. Ne aveva fatto una battaglia fin dalla campagna elettorale. È passato un anno e la situazione appare ancora molto critica.
«Il livello medio in alcune situazioni credo che sia migliorato. L’innesto di nuove forze che abbiamo chiesto ad Amiat mi sembra che abbia contribuito in questo senso. Non siamo ancora agli standard che vorremmo e sarà l’oggetto del lavoro del 2023. Vogliamo ottimizzare i sistemi di raccolta differenziata».

In che senso?
«La raccolta deve adattarsi alla conformazione urbana e sociale della città. Non esiste un solo metodo di raccolta valido di per sé ovunque e per tutti. Lavoreremo per rendere il servizio più adatto a cogliere le esigenze delle diverse zone. Non è detto – per intenderci – che le isole ecologiche che funzionano bene in una zona funzionino anche da un’altra parte. Lo stesso dicasi per il porta a porta. L’idea è quella di costruire un sistema misto».

Nel frattempo le Circoscrizioni lamentano un drastico calo del personale dato dai pensionamenti.
«La riorganizzazione è partita dalla testa di Palazzo Civico e, a cascata, toccherà anche le Circoscrizioni. Sono convinto del loro ruolo e della loro importanza».

Altrimenti si rischia di perdere alcuni servizi al cittadino. Penso alle anagrafi decentrate, ma non solo.
«Beh, ricordo che noi siamo l’amministrazione che ha riaperto due anagrafi decentrate: quella di Falchera e via Leoncavallo».

Il primo vero scivolone c’è stato sul Piano neve. Cosa non ha funzionato?
«Non ho gestito come avrei voluto la nevicata di dicembre, ma il Piano neve è stato modificato e ci auguriamo che i correttivi che abbiamo messo in campo possano rispondere meglio qualora dovesse verificarsi un nuovo evento di questo tipo».

Cosa prevede il nuovo piano?
«Sostanzialmente si tratta di una rimodulazione delle responsabilità. È emerso che ci sia stata una difficoltà di raccordo tra le diverse funzioni che intervengono nell’emergenza. Continueremo a lavorarci nel 2023».

Il 2023 sarà anche l’anno dei cantieri. Dobbiamo aspettarci una città immobilizzata?
«Cercheremo di gestire i lavori in maniera intelligente. Vogliamo di limitare al massimo i disagi, ma è evidente che non si può pensare di trasformare la città senza i lavori».

Cosa ne pensa della bufera che ha travolto la Juventus, da tifoso, ma anche da sindaco, per cui la Signora rappresenta una voce importante dell’economia cittadina?
«La Juventus muove flussi turistici importanti quindi – al netto del tifo calcistico – c’è sicuramente un fattore economico da considerare. Mi auguro che si risolva tutto il prima possibile. Spero che, come quando ero ragazzino io, Torino torni a essere centrale nel calcio a livello internazionale».

Quello appena iniziato è anche l’anno del Congresso del suo partito. Cosa si aspetta?
«Credo che il Pd possa davvero ripartire dai fondamentali per cui è nato. Personalmente sostengo convintamente Stefano Bonaccini».

Come è cambiata la sua vita nell’ultimo anno da sindaco?
«Fare il sindaco è un’esperienza che travolge tutto. La vita quotidiana viene alterata da quella che è una completa adesione a un ruolo che ti impegna 0-24. Diciamo che raramente ti permette di stare tranquillo del tutto».

A proposito di preoccupazione. È soddisfatto di come è andato il Capodanno?
«Sì, è stata una serata davvero unica. Un’occasione che, finalmente, ci ha dato di nuovo la possibilità di ritrovarci insieme per salutare il 2022».

Il momento migliore dell’anno?
«Sono due. La firma con Draghi del Patto per Torino e la firma con Tavares per il rilancio di Mirafiori».

E il più difficile?
«La commemorazione dei tre morti della gru di via Genova. È stato un momento molto toccante per me».

adele.palumbo@cronacaqui.it

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