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Buonanotte

Il capitano ultimo

Ieri mio nipote Marco, andando a scuola per l’ultimo giorno della sua vita, era emozionato. E’ sensibile, lui: “Sai nonno – diceva – c’è qualcosa di forte nelle cose che finiscono per sempre. E’ il tempo che fa valere la sua autorità. Tu mi hai insegnato a tenere a mente, studiando storia, non tutte le date, magari, ma almeno le “date-boa”, quelle che danno la visione panoramica dei secoli. Come 753 a.C. e 476 d.C, inizio e fine dell’epopea di Roma. Come 800 incoronazione di Carlo Magno, 1492 scoperta dell’America e inizio dell’era moderna, 1789 rivoluzione francese, eccetera. Io credo che oggi nella mia vita sia una data-boa. Ho condiviso per anni tante emozioni, belle e brutte, con questi compagni, e da domani ognuno andrà per sua strada. Forse ci incontreremo ancora, nella vita, ma non sarà più la stessa cosa”.

Già. Il tempo ci trasforma, nel corpo e nella mente. Mark Twain, a un tale che diceva di conoscerlo ma che lui non riusciva a identificare, disse: “Mi scusi se non la riconosco, ma il tempo mi ha molto cambiato”. Un ultimo giorno dichiarato, poi, almeno è sincero. Nel corso dell’esistenza invece si presentano molte ‘ultime volte’ bugiarde, travestite da volte normali. Ad ogni persona che muore, ad esempio, pensi sempre all’ultima volta che l’hai vista senza sapere che sarebbe stata l’ultima. Come quel mio sabato con Titti. Ad ogni amico anziano e lontano che vai a trovare c’è sempre un imbarazzo, al momento del commiato, perché entrambi sapete che potrebbe essere l’ultimo abbraccio. E’ solo questo che rende amara la parola ‘ultimo’. Ma è un amaro che passa. Per quel che ne sappiamo, potrebbero esserci altri abbracci per noi da qualche parte.

collino@cronacaqui.it

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