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Il canile vive da 45 anni: «Ma molti Comuni non pagano i vecchi debiti»

La struttura rischia di avere difficoltà economiche
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Il canile di Caluso è la struttura più longeva, più grande e punto di riferimento per l’intero territorio canavesano. Facente parte della Lega di difesa degli animali, la sua storia inizia più di 45 anni fa, dall’amore verso i cani di Maria Torra, che con alcune amiche comincia in due sole stanze ad accogliere ed accudire randagi ad Albiano d’Ivrea. All’epoca le strutture simili sono poche, i cani aumentano e le due stanzette non bastano più. Maria ci mette del suo, comperando un cascinale a Chiaverano, capace di ospitare fino a cento cani e con lo spazio necessario a raccogliere materiale e cibo.

Al neonato canile di Chiaverano, si aggiunge Paola Fasano, altra figura di grande rilievo che seguirà il canile per molti anni ed in quell’epoca avviene l’affiliazione alla Lega per la Difesa del CaneNei primi anni ‘80 la svolta: un benefattore di Caluso dona, in regione San Defendente, un terreno all’associazione. La presidentessa Torra, vi crea la prima parte del canile come lo conosciamo oggi, trasferendo gli animali da Chiaverano a Caluso. Negli anni ‘90 diventa presidente Luciano Sardino e il canile conosce nuova vita. Luciano, con il suo carattere forte e determinato raggiunge obiettivi importanti, migliora l’organizzazione, compra un nuovo terreno e costruisce una nuova ala, con stalli moderni e razionali. La capacità del canile sfiora i 300 posti, con 6 persone retribuite e un turnover annuo di circa 300 animali. Tutto ciò nonostante i costi per il cibo, le infrastrutture e soprattutto le spese sanitarie che raggiungono cifre impressionanti, ma senza mai neanche pensare a soppressioni se non in casi inevitabili. Non sono mancate in passato manifestazioni di sensibilizzazione per cani meticci ed esperienze in ambiente scolastico per la sensibilizzazione dei bambini sulla realtà del randagismo.

Impossibile calcolare in questi oltre 45 anni quanti sono stati i cani ospitati e curati grazie alle tante figure che da anni lavorano con passione nel canile. Grazie a loro centinaia di cani sono oggi animali sazi, sani, ma soprattutto sereni, lontani dalla vita di stenti e dalla morte miserevole che avrebbero altrimenti avuto in sorte. Ma non tutto è facile e il presidente descrive una difficile situazione dal punto economico: «Abbiamo molte iniziative per raccogliere fondi e materiale per il Canile – spiega Sardino – Oltre al caNendario (un calendario con le foto degli animali ospitati) ci sono anche le “Latte del canile”, che si possono trovare in molti negozi: sono di colore verde e hanno l’effige della Lega nazionale per la difesa del cane. Quest’anno passato, il 2020, non è stato facile. Dei 95 Comuni rimasti (una volta erano 108) che dovrebbero dare il contributo obbligatorio per legge, pari a circa 1,50 euro per abitante, in molti non lo versano e ho un ammanco per la gestione che si sta concludendo di decine di migliaia di euro. Con 9 dipendenti sulle due strutture (da Caluso dipende anche il canile di Rivarolo), di cui 2 a tempo pieno e 7 part time, le spese per le cure e il cibo di 195 cani (40 a Rivarolo e 155 a Caluso) e i costi di gestione della struttura, non ce la facciamo». Al canile sono molte le persone e le aziende che inviano contributi in denaro e cibo per i cani, tanti anche i volontari che danno una mano, ma la gestione quotidiana è comunque onerosa e Sardino, che in passato ha anche attinto da fonti personali, vede un futuro non roseo se le cose non cambieranno. Il canile è aperto al pubblico mercoledì, sabato e domenica dalle 14 alle 18.

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