Vladimir Putin (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il braccio di ferro tra Biden e Putin

Sventola la bandiera bianca sulle macerie dell’acciaieria Azovstal. E subito si parla di resa da parte dei superstiti del battaglione Azov! Ma è una falsa notizia. Gli ucraini resistono. E il vessillo serve soltanto ad autorizzare il corridoio umanitario per donne e bambini, che vivono in quegli immensi sotterranei da molte settimane. Se ne vanno in 50, un quarto delle persone previste. E per l’ennesima volta i russi smentiscono le promesse di garantire la sicurezza dei civili. Dunque bombe, cannoni e fake news. La guerra moderna si combatte così, anche attraverso i social. Accade praticamente dal 24 febbraio. E una bandiera bianca fa (falsamente) inneggiare alla resa dell’acciaieria, proprio come si nega (da Mosca) quasi l’esistenza della fregata Macarov, che è stata colpita da un missile ucraino ed è stata avvolta dalle fiamme con danni gravissimi. Un teatrino che non si ferma neppure oggi, alla vigilia del 9 maggio che qualcuno ha già definito il giorno del giudizio. Zelensky teme mosse a sorpresa dei russi e avverte la popolazione di non lasciare case e rifugi, facendo la massima attenzione alle sirene che annunciano gli attacchi. Mentre la Nato ritiene che la guerra non finirà presto ma che l’Ucraina vincerà con l’aiuto dell’Alleanza Atlantica. Il segretario generale Jens Stoltenberg aggiunge che l’Alleanza è determinata ad aiutare il Paese invaso da Putin, «anche se ci vorranno ancora mesi o anni» e rimarca la volontà «di fare tutto il possibile perché il conflitto non si espanda». Un braccio di ferro verbale con lo zar, a cui si aggiunge Joe Biden con nuovi aiuti militari per 130 milioni di dollari e la conferma «che gli Usa sono al fianco dell’Ucraina e difenderanno i confini dell’Europa». Putin invece tace e prepara la “Victory Parade”, solenne cerimonia per ricordare la vittoria delle truppe sovietiche sull’esercito nazista nella seconda guerra mondiale, sulla Piazza Rossa. Il grande palcoscenico da cui terrà il suo discorso rivolto probabilmente più all’Occidente che al suo popolo. Tace persino dopo la notizia che il suo amato superyacht Scheherazade è stato messo sotto sequestro nel porto di Massa Carrara, proprio mentre stava per salpare verso Dubai. Una reggia galleggiante del valore di 17 milioni di dollari. Intanto, sul fronte economico si registra un drammatico appello dell’Onu che chiede di riaprire i porti per evitare una carestia mondiale. Mentre Gazprom scrive agli acquirenti europei assicurando che possono pagare il gas senza violare le sanzioni internazionali che impongono di non effettuare transazioni con la Banca Centrale russa. Il segno che la guerra economica fa male, proprio come quella che vivono i soldati sul campo.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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