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IL CASO

Il boss spadroneggia anche in cella: «Il carcere di Torino è fuori controllo»

Sei sigle sindacali lanciano l’allarme: polizia penitenziaria in difficoltà a tenere sotto controllo i detenuti

«Il carcere di Torino è fuori controllo». L’allarme questa volta arriva non da uno ma da ben sei differenti sindacati che hanno messo nero su bianco la propria preoccupazione per quanto sta avvenendo all’interno del Lorusso e Cutugno, a causa della “ingombrante” presenza di un ergastolano boss della camorra restio a ubbidire alle regole del carcere. E forse anche in seguito alla recente inchiesta sui presunti maltrattamenti ai danni dei reclusi da parte di 22 guardie.

Guai giudiziari di cui i detenuti sono ben consapevoli e che probabilmente stanno sfruttando per adottare comportamenti ribelli, sicuri dei timori degli agenti a reagire nel timore di incorrere in ulteriori accuse. Nel dettaglio, a lanciare l’allarme sono Osapp, Sappe, Uil Pa P.P., Sinappe, Fns Cisl e Cgil PP, per bocca dei rispettivi segretari, che segnalano due casi in particolare. Il primo è quello di Umberto Onda, 49enne boss della camorra giudicato colpevole di tre omicidi e per questo «sottoposto al 41 bis, inviato a Torino per osservazione psichiatrica nonostante il reparto sestante sia chiuso per ristrutturazione».

Un boss che «mai dovrebbe essere detenuto nel carcere di Torino, fuori dal circuito del regime carcerario “rigoroso”». Secondo quanto denunciano i sindacati, il detenuto «nei giorni scorsi ha aggredito un agente che è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso» mentre lunedì pomeriggio «si è rifiutato di rientrare dall’aria. Dopo lunga opera di convincimento è rientrato; successivamente si è recato ad effettuare la doccia in un’altra cella (sembrerebbe che la sua doccia causava alcuni schizzi che allo stesso risultavano fastidiosi) e, quindi, dal quel momento non è più rientrato in cella, gironzolando e dormendo in un corridoio della sezione».

Insomma, il boss spadroneggia: «Sono indubbie le gravi difficoltà degli agenti a fronte di atteggiamenti aggressivi, arroganti e prepotenti del detenuto in questione». Difficoltà che evidentemente sono ben note anche agli altri “ospiti” del carcere, che prendono esempio dal boss. «Lunedì – denunciano ancora i sindacati – in un altro padiglione detentivo del carcere, i detenuti di una intera sezione si sono rifiutati di tornare in cella, rientrando poi alle ore 23 circa, per problemi riconducibili alla mancata erogazione dell’acqua a causa di un disguido tecnico».

La conclusione è evidente: una situazione difficile che rischia di diventare esplosiva. Per questo «rivolgiamo, quindi, un accorato appello alle Autorità affinché, ognuno per la propria parte di competenza, intervengano in aiuto della polizia penitenziaria, oramai allo stremo delle forze».

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