Coronavirus
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Il bollettino annacquato

Prevarrà il diritto dovere di informare ogni giorno i cittadini sull’andamento della pandemia, o la tentazione di allungare il brodo divulgando i dati una sola volta la settimana? L’interrogativo nasce da una provocazione dell’infettivologo Matteo Bassetti secondo cui «bisogna finirla con il report serale che non dice nulla e non serve a nulla se non mettere l’ansia alle persone». Una posizione divisiva che sembra aver riacceso la vis polemica di tanti esperti diventati famosi in tv proprio commentando quei bollettini che ora si vorrebbero censurare anche perché – come dice qualcuno – a leggere certi numeri sembra che in Italia vada tutto male e facciamo brutta figura nel mondo. Figuracce a parte cui, tristemente siano avvezzi, personalmente penso che diluire il brodo privando ognuno di noi dell’opportunità di sapere e dunque di poter immaginare almeno come orientarsi, sia un po’ come rompere il termometro per non sapere se abbiamo la febbre. Magari per ricomprarlo ogni sette giorni e scoprire che la temperatura si è impennata. A voler essere pignoli ci potrebbe essere di mezzo proprio il dovere dell’informa – zione, specie nel nostro Paese che a quei numeri, da due anni, ha legato i limiti alle nostre libertà. O almeno ha condizionato il modo di vivere. Penso ai lockdown, al green pass, agli elenchi variabili di attività concesse o vietate, alle giravolte delle mascherine. Ora si mormora che anche il Cts, comitato tecnico scientifico, ci stia ragionando e ciò induce ad almeno un dubbio: che l’opinione pubblica percepisca questa virata come una volontà oscurantista. Ossia come una censura alla pandemia per fini politici, mentre fino ad ora – almeno così pare – è stata la scienza a dettare al governo la linea da seguire. Andrebbe magari suggerito al dottor Bassetti che se qualcuno prova ansia a leggere un bollettino che tanti considerano utile, basta che volti pagina, o cambi canale in tv?

beppe.fossati@cronacaqui.it

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