Carmagnola
Ieri & Oggi
LA CITTÀ DI UNA VOLTA

Il ballo, la giacca, il porto sul Po: le mille facce di Carmagnola

Storicamente ebbe molta fortuna con la produzione della canapa

C’è una città del Piemonte che è diventata straordinariamente famosa in Francia, senza volerlo. È Carmagnola, che tutti i cugini d’Oltralpe hanno ben presente perché nelle lezioni di storia, a scuola, viene loro ripetuta la favoletta della Rivoluzione francese con i sanculotti che danzavano la carmagnola. Vestiti – guarda un po’ – con un abito che si chiamava proprio carmagnola. Carmagnola il ballo, ma in alternativa anche carmagnola la giacca. Sul perché ai nostri vicini di casa sia piaciuta così tanto una cittadina a poca distanza da Torino, è ancora oggi per tutti un vero e proprio mistero che resta irrisolto.

Pare che molti fossero i carmagnolesi emigrati in Francia all’epoca della Rivoluzione; pare che la danza venisse dall’area di Carmagnola, ma vai a capire perché nel periodo rivoluzionario tutti diventarono matti per una città che, invece, poteva diventare celebre per ben altre peculiarità. Come quella di essere stata la città natale di Francesco Bussone, il noto cavaliere di ventura trecentesco diventato famoso con il titolo di Conte di Carmagnola che il Manzoni, giustamente, elogiò con una delle sue più celebri opere. Storicamente, il comune ebbe una certa fortuna con la produzione della canapa, che avviò una serie di proto-industrie tessili. Per la presenza degli opifici della canapa, Carmagnola divenne importantissima nel settore nautico: infatti, le fibre di canapa erano utilizzate per le gomene e per le vele. Ecco perché Carmagnola, storico “porto” sul Po, divenne anche un centro di addestramento per marinai e visse in prima linea l’avventura sabauda sul mare. Non è un caso che oggi qui si trovi un interessante museo nautico.

Per la sua posizione strategica, a metà strada tra Torino e Cuneo, fu spesso vittima delle soldataglie di passaggio; prima, i franco-spagnoli nel corso delle Guerre d’Italia nel 1544, che si diedero battaglia poco lontano, sul confine con Ceresole d’Alba; poi il generale del Re Sole Nicolas Catinat nel 1690, e quindi i francesi rivoluzionari – quelli che vestivano e ballavano la carmagnola – nel 1799; questi ultimi incendiarono borgo Salsasio e ordinarono una ingentissima requisizione di beni e vettovagliamenti. Nonostante le turbolenze della storia e il successivo sviluppo industriale (con lo spostamento da Torino delle fonderie e della Ghisa Fiat), Carmagnola ha conservato un piacevole centro storico di impostazione medievale che merita di essere riscoperto: il castello con la sua quattrocentesca torre di guardia, i portici e ancora le chiese ad ampio respiro.

Non esiste più l’antica cinta muraria medievale, ma si è conservata la caratteristica tettoia del mercato coperto in piazza Antichi Bastioni. Nel suo pregevole centro storico, si respira ancora una certa identità locale che troppo spesso, purtroppo, le nostre città stanno perdendo.

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