Mascherina
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Il ballo in mascherina

Nel famoso decalogo del 17 febbraio scorso firmato dal Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità), le Regioni, gli Ordini professionali e le società scientifiche, quello visto e rivisto in Tv che dice “lavati spesso le mani con acqua e sapone, lava le superfici (con quello che trovi, perché i disinfettanti sono spariti) e starnutisci nel cavo del gomito (che schifo!)” sta scritto al punto 7 “usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o se assisti persone malate”. Ma le mascherine, facoltative o no, non c’erano, neanche per gli ospedali. Poi sono diventate obbligatorie, ma secondo le zone. C’è chi se l’è fatta da solo, chi ne ha una sola e la riadopera, chi ne ha tante (chissà come) e le butta per strada dopo l’uso, possibili fonti di contagio. Problema che tornerà: se nella fase 2 useremo correttamente le mascherine, ce ne occorreranno due al giorno per mesi. A parte la spesa (più del pane), dove le butteremo? E poi, se non servono a evitare il contagio (come erroneamente credono in molti), ma solo per non contagiare gli altri, perché obbligare le maestranze ad indossarle sul lavoro nella fase 2? Alle ditte sarà imposto di far lavorare solo i sani certificati, quindi in teoria non servono. Ci vorrebbero i tamponi-lampo, ma non ci sono. E così, viva l’incertezza! Via con la baraonda 2: piole in funzione, ma con tre soli tavoli (così falliscono), runners al bando (l’invidia è una brutta bestia…) ma librerie aperte. Resteranno vuote (lo erano già prima, chiudevano una dopo l’altra perché la gente non legge più), ma vuoi mettere la figurona? I radical chic al governo eran convinti di far dire ai compagni esteri “che colti, gli italiani, han riaperto per primi le librerie!”. Invece li hanno sgamati. Solo risatine.

collino@cronacaqui.it

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