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Il Borghese
DAI NOSTRI LETTORI

Il 5 x mille alla Caritas

Il cibo. L’esigenza primaria per le migliaia di famiglie indigenti o a un passo dal baratro della povertà. Quelle che oggi possono contare soltanto più sulla Caritas e sul volontariato diffuso per mettere un pasto in tavola. Ed è proprio per dare una mano a chi è ogni giorno in frontiera contro il disagio più profondo che la Onlus Costruire! attraverso l’impegno del nostro quotidiano, ha deciso di devolvere il 5 per mille donato dai propri lettori al “braccio operativo” della Diocesi per le persone in difficoltà. «Utilizzeremo questi fondi per l’acquisto di generi alimentari per le fasce più deboli della popolazione» assicura il direttore Pierluigi Dovis. «Quello della mancanza di risorse per acquistare il cibo quotidiano è un problema ancora più serio dopo la pandemia: le richieste d’aiu – to sono aumentate di almeno il 40%. Non solo quelle materiali, però. Distribuire tanti “pacchi alimentari” è importante, ma non sufficiente. Oggi le emergenze sono molte di più e le risposte delle istituzioni troppo frammentate». L’impegno di Torino Cronaca e della Onlus Costruire! verso chi sta peggio, ossia a chi appartiene a quella metà di Torino che stenta a sopravvivere, non è di oggi. Anche in occasione dello scorso Natale attraverso il grande cuore dei propri lettori il giornale ha portato risorse alla Caritas Diocesana. Denaro che è servito non solo a fare “pacchi” ma a curarne i contenuti, proprio nell’intento di dare a piccini e anziani, cibi nutrienti e assai sostanziosi. Proprio come recitava la comunicazione vergata sulle nostre pagine: “Non fare il solito pacco”. Come dire, non limitiamoci ai beni di sopravvivenza, ma aggiungiamo, con un sorriso, anche un poco di gusto. Di questo parliamo con Pierluigi Dovis, l’uomo che fa funzionare la macchina della solidarietà da oltre 10 anni insieme ad numero sempre crescente di volontari.

Dovis, confidiamo che questi aiuti siano utili al vostro lavoro di frontiera.
«La fame sta crescendo non solo tra i senza dimora, ma anche tra le famiglie che hanno avuto problemi di lavoro o ne avranno in futuro. Un’urgenza, che purtroppo non è l’unica. E il cuore della gente, per noi è prezioso. Grazie».

Dunque la pandemia ha messo a nudo e acuito l’emergenza sociale?
«Il disagio sociale nelle periferie è aumentato ma non solo tra le famiglie più fragili»

In che modo?
« L’ultima emergenza che ci siamo trovati ad affrontare è quella delle persone con disabilità più o meno gravi, in particolare minori. Abbiamo avuto un aumento di famiglie con bimbi piccoli non autosufficienti che proprio in questo momento stanno facendo una fatica immane»

Mancanza di lavoro, disagio sociale. Quanto pesa, in questo contesto, la nuova povertà?
«La stragrande maggioranza delle persone che sono arrivate alla Caritas, specie nell’ultimo anno e mezzo, sono soggetti che erano già ad un passo dalla povertà già prima del Covid. Famiglie e persone legate a forme di precarietà lavorativa, sanitaria e anche nelle relazioni fondamentali. Il “mix” peggiore in un momento simile. Molte richieste d’aiuto sono nate da bisogni legati alla solitudine, ma anche alla paura del futuro, che sono una modalità diversa e nuova di vivere la povertà»

Lei parla di “povertà sanitaria”, che cosa intende precisamente?
«Quella che porta a non curarsi, che è emersa con tutta la sua durezza in particolare tra chi vive forme di fragilità psicologica, aggravata in molti casi dal lockdown. E poi abbiamo visto aumentare la difficoltà di tenuta nelle famiglie. Negli ultimi mesi, soprattutto, una grande preoccupazione per il lavoro»

Un’urgenza che si sente ancora di più nelle periferie?
«Proprio così. L’esempio concreto viene dai molti servizi che sono stati spostati sempre più lontano dalle periferie, magari per una semplice questione di economia di scala, se non sono scomparsi del tutto. I cittadini così vedono solo crescere le difficoltà, aumentare la burocrazia e gli ostacoli. Capire anche solo come muoversi è un’impresa. Proprio per colpa della eccessiva burocrazia il cittadino ha l’impressione che non sia l’ente pubblico ad andargli incontro, ma lui a doverne andare alla ricerca. Per di più, lontano. Anche fisicamente». Realtà che hanno bisogno della solidarietà, tanto quanto avrebbero necessità di una politica più attenta, calata nelle difficoltà della gente, fuori dai palazzi del potere. Per questo deve crescere ancora l’impegno di Torino Cronaca e della sua Onlus Costruire che da anni sono in frontiera per tentare di dare un aiuto – anche minuto – nelle emergenze. E’ accaduto per il terremoto del Centro Italia, per l’allu – vione in Piemonte. E poi ancora per i senza tetto, per famiglie sfrattate e per bimbi con gravi patologie. Un impegno che ha coinvolto migliaia di nostri lettori ai quali va il nostro più sentito grazie. Con il cuore.

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