lorenzo alessandri
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IL PERSONAGGIO

I viaggi visionari e poetici alla ricerca della bellezza di un genio non ricordato

Lorenzo Alessandri, pittore surrealista di Giaveno

Se ancora dura la diceria che sul Monte Musiné ci sono gli alieni, una parte di merito ce l’ha lo spirito goliardo di Lorenzo Alessandri, di Giaveno, uno dei pittori più significativi e inquietanti, una sorta di «Bosch italiano» parafrasando Vittorio Sgarbi.

Classe 1927, totalmente autodidatta, prime esperienze artistiche a tredici anni, Alessandri ha sempre vissuto e lavorato a Giaveno, fino alla sua scomparsa, ventuno anni fa. A diciotto anni ha fondato a Torino “La Soffitta Macabra”. Dal ’47 al ’50 è stato allievo del maestro ottocentista Giovanni Guarlotti. Nel 1954 ha dato vita al piccolo periodico “La Candela” e, pochi anni più tardi, nel ’59, ha dato inizio al periodo delle Bambole. Nel ’64 ha lanciato l’idea “Surfanta” fondando la rivista omonima. Dal ’62 al ’75 ha dipinto tavolette ad olio su legno, Bestie e donne, ed alcuni grandi tavole tra cui le Doppie. Seguono i quadri Pascal, i Posti e le Camere. La sua attività si è sviluppata, inoltre, attraverso tempere, acquerelli, tecniche miste, incisioni, xilografie, litografie e serigrafie. Sue opere grafiche si trovano al Museo d’Arte Moderna di Torino, al Museo della Xilografia Italiana di Carpi, alla Biblioteca della Yale University (USA). Le sue mostre sono state allestite in Italia e nel mondo (Brasile, California, New York, Olanda, Francia, Germania).

Si autodefiniva orientalista, era appassionato di buddismo, ma si interessò anche di occultismo, esoterismo e massoneria, diffondendo goliardicamente, insieme a Peter Kolosimo, leggende legate al mondo dell’occulto, una per tutte quella di presenze extraterrestri sul Monte Musinè.

La sua arte, il suo spirito visionario, la sua straordinaria modernità nel tracciare figure tragiche e macabre eppure spiritualmente ricche echeggia in “Viaggio nel cinque” (La nave di Teseo, 18 euro), volume a cura di Concetto Leto e con una introduzione di Vittorio Sgarbi. Un testo scritto, quasi certamente, tra il 1974 e il 1975 pensando a un racconto illustrato, accompagnato dai disegni Pascal, ossia sintetici disegni a china con cui Alessandri riesce a catturare, spesso con sagacia e comicità, quei tratti scomodi e pieni di contraddizioni che l’essere umano porta sempre con sé. Cinque capitoli ci raccontano cinque fasi di ricerca attraverso i suoi viaggi allucinati, sconvolgenti, divertenti, magici, mistici, visionari, ma sempre rivolti alla conoscenza dell’io creatore, pronto a stringere patti faustiani pur di raggiungere e possedere «la suprema consolazione, la bellezza assoluta – scrive Vittorio Sgarbi -, il ricordo lontanissimo di qualcosa di infinitamente bello, luna d’agosto, alla quale Alessandri rivolse la sua preghiera: «Tu luce della notte, / tu vista nel buio, / tu speranza nella disperazione, / tu conoscenza nell’ignoranza, / tu ordine nel caos, / sii dolce liquore a spegnere i fuochi di tutte le seti. / Tu narrata dai poeti, / suonata dai menestrelli, / dipinta dai pittori, / abbaiata dai cani, / ululata dai licantropi, / sii balsamo fresco a lenire i dolori di tutte le ferite».

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