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Libri
GRAFFIANTE E DIVERTENTE

I terroristi sono surrealisti, ma al posto di un politico rapiscono la regina della Tv

Nuova avventura per Monterossi
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Devo dirlo: a me piace come scrive Alessandro Robecchi. Mi piace come giornalista (è un ex di Cuore, come fai a non volergli bene), quando parla di musica e quando recensisce libri. Magari mi piace meno il suo Carlo Monterossi perché non sopporto l’invasione di investigatori dilettanti degli ultimi anni: mi fanno pensare alla faccia da portasfiga della Signora in giallo o a quel disoccupato benestante di Topolino quando aiuta gratis la polizia (un talento il suo venuto fuori quando da apprendista idraulico – ma questa è roba per pochi di memoria – fece arrestare la banda di ladri del suo capo Giuseppe Tubi: più che un detective un pentito o un infame!). Per fortuna a differenza di tanti, Robecchi ci mette l’ironia, il divertimento. E appunto la buona scrittura. Quanto al suo Monterossi, va beh dai, non diamogli dell’infame, del pentito forse sì, anche se di comodo: facile creare la trasmissione più trash del Paese e la conduttrice più osannata (sì, praticamente Barbara D’Urso) e poi chiamarsi fuori disgustati dalla Grande Fabbrica della Merda, come la chiama lui, ma ancora riveriti come autori e anche pagati per non fare niente, soprattutto per la concorrenza. Sarà per questo che il buon Carlo, grande tendenza a ficcarsi nei guai e nausea sartriana, risolve casi intricati.

Stavolta però, al di là del giallo, deve un po’ guardarsi dentro e cambiare un filo le sue prospettive: perché c’è di mezzo un rapimento, quello di Flora De Pisis, la sua creatura. Per intenderci: immaginate questo Paese se rapissero Barbara D’Urso e diffondessero un video con la richiesta di riscatto, ossia un’ora di trasmissione in diretta, senza pubblicità, senza condizioni, per questi misteriosi terroristi, con Flora protagonista. Riuscite a immaginare l’Italia, la politica che si dividono se cedere o meno al ricatto? Praticamente il caso Moro, ma senza un politico bensì una conduttrice televisiva. Che si fa, si cede? Si tratta? E per cosa? Per una quelle trasmissioni che certo non ti fa auspicare il bagagliaio di una Renault 4, ma una scarica di uno stormo di poiane diarroiche in diretta forse sì. Ma alla fin fine, più che della vita di Flora, non è che prevale la curiosità di vedere questa fantomatica trasmissione? Il voyeurismo ha la meglio, “converte” anche gli intellettuali a contratto.

L’infame, o pentito, in questa storia sarà un altro, ma qui non spoilero nulla. Mi piace più parlare del Correnti e di Caterina, i due sequestratori, che seguono un loro piano pazzesco e surrealista, nel nome di un poeta che è bene riscoprire, quel Robert Desnos alfiere appunto delle notti surrealiste di Parigi morto in un campo di concentramento nazista. Un piano che finisce per convertire Flora, portarla al di là dei capricci della star e dell’occhio di bue sparato su di lei come una luce dal cielo.

Robecchi li conosce bene i meccanismi della televisione (è un autore di Crozza, in fondo), del cortocircuito mediatico e della bella scrittura. La sua piccola grande storia, in una Italia finalmente uscita dalla pandemia e subito rituffatasi nell’ordinaria amministrazione, in un luglio torrido con la pioggia che incombe sempre su Milano ma non arriva mai. Quel senso di attesa di una tempesta perfetta, come potrebbe essere la diretta dalla prigionia di Flora (ma è ancora la stessa Flora che è stata rapita?), con quel carosello di personaggi, politicanti, moralisti in servizio permanente effettivo, sbirri ed ex sbirri, capi della security (proprio efficienti, ti rapiscono la star da casa), servizi segreti e chi più ne ha ne metta. Un grande circo. Invalido, come direbbe Marco Lodoli.

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