Depositphotos
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

I sacrifici per la pace

Di fronte alla Nato che mostra i muscoli a Bruxelles sotto la presidenza di Joe Biden, Mosca risponde con la più terribile delle minacce: l’arma nucleare. E lo fa dagli Stati Uniti, con le parole di Dmitry Polyanskiy, uno dei diplomatici russi di maggior rilievo a Sky News. «Se verremo provocati dall’Alleanza Atlantica o se ci attaccheranno perché non dovremmo usare la deterrenza nucleare? Non credo sia la cosa giusta da dire. Ma non è la cosa giusta minacciare la Russia e cercare di interferire. Quindi quando hai a che fare con una potenza nucleare, ovviamente, devi calcolare tutti le possibili conseguenze del tuo comportamento». C’è poco spazio alla fantasia di fronte a parole così dirette. Segno che Mosca non solo rifiuta a priori qualunque ingerenza dell’Occidente sulle sua politica militare, ma anzi è pronta ad andare ben oltre l’invasione dell’Ucraina. O almeno lo è a parole in questa guerra fatta di minacce e di ultimatum reciproci. Una guerra a distanza che potrebbe anche nascondere le vere trattative sotterranee nelle quali – dicono i servizi segreti – si è già arrivati a valutare la cessione di territori oltre all’impegno di neutralità dell’Ucraina che, sarebbe comunque mutilata rispetto alla sua geografia attuale. La Nato dal canto suo mantiene i nervi saldi anche se si impegna a verificare l’uso di armi chimiche come le bombe al fosforo nelle vicinanze di Kiev e, mentre conferma la decisione dei paesi membri di inviare droni e armamenti anticarro e anti missile alla resistenza, smentisce qualunque voce che potrebbe accreditare un intervento armato sul territorio invaso dai russi. Non solo: la “No Fly zone” scompare dalle trattative proprio per evitare quegli incidenti che, come la storia ci insegna, possono provocare svolte dalle conseguenze inimmaginabili. Meglio prevenire, fa comprendere una nota di agenzia americana nella quale si dice che gli Stati Uniti stanno lavorando con la Nato per prepararsi a possibili incidenti biologici o nucleari da parte della Russia. E anche di possibili alleati dello zar. E’ sulla Bielorussia e anche sulla Crimea, ai poli opposti dell’Ucraina che si concentrano le attenzioni del mondo, per comprendere fino a che punto sia possibile un intervento armato in favore di Putin, e con quale forza di fuoco. Nel frattempo si è registrato, se esaminiamo anche la vita al fronte, il primo scambio di prigionieri tra i due schieramenti. Dieci soldati russi in cambio di altrettanti ucraini. Il segnale, dice qualcuno, dell’apertura di uno spiraglio di tregua. E di una pace da costruire.

beppe.fossati@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo