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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

I partiti escono con le ossa rotte

Abbiamo eletto il Presidente della Repubblica, ma non è detto che il salmo finisca in gloria. Dunque meno male che Sergio Mattarella c’è. E che il governo guidato da Mario Draghi può andare avanti senza doversi misurare anche con un nuovo inquilino del Colle. Tutto come prima? Solo in facciata perché questi cinque giorni hanno sconvolto la geografia della politica, con partiti e coalizioni che escono con le ossa rotte. E non va meglio alla maggioranza del governo che si regge su equilibri ancora più fragili di quelli che si intuivano settimane fa nei consigli dei ministri con Draghi ad alzare la bacchetta per evitare stonature dell’orchestra. In realtà l’immagine della politica che il Paese ha colto tra schede bianche e astensioni mentre andavano al rogo rose di nomi anche eccellenti come quello della Presidente del Senato Elisabetta Casellati, è quella di una debolezza e di una frantumazione tra gruppi e correnti che si trascina da anni. Troppi per un’Italia che avrebbe bisogno di unità e di fermezza di intenti. Tanto da far temere che non vi sia un viatico tale da evitare che al fenomeno del bis di Napolitano che oggi si ripete con Mattarella non possa seguire persino un passo ancora più imbarazzante per la logica che “non c’è due senza il tre”. Ossia un terzo settennato a 87 anni compiuti. Ma questa è una previsione troppo lontana nel tempo. Per ora Super Mario si inchina a Super Sergio conscio anche dell’astio nei suoi confronti che serpeggia tra i leader dei partiti i quali cercheranno di imbastire almeno un rimpasto di governo. Si vedrà. Per ora, valutando l’ipotesi che l’accordo che ha riportato Mattarella al Colle possa valere un bicchiere mezzo pieno sul desco della politica le emergenze non mancano: dalla pandemia che abbiamo quasi dimenticato per una settimana, ma continua a seminare morti e feriti, all’economia che brama i quattrini europei per ripartire, agli scenari internazionali dove la guerra del gas, per fare l’ultimo esempio, rischia di travolgere le nostre imprese, tagliandoci fuori dalle logiche di mercato. Uno scenario in cui la politica, con i suoi partiti diroccati, deve trovare soluzioni. Soprattutto nel centrodestra che ha sbandierato unità e fatto intendere di avere una maggioranza quasi autosufficiente. Non ce l’aveva e ora è peggio che mai. Salvini che adesso accetta il bis di Mattarella ha agito con troppa leggerezza e ora subisce – non solo sui social – gli sfottò sui mojto del Papeete e la fronda interna guidata da Giorgetti. Ma anche Forza Italia, dopo l’exploit del Cavaliere e poi il ritiro dalle scene, pare senza prospettiva con i cosiddetti fedelissimi del Cavaliere che sondano altre sponde, mentre Fratelli d’Italia non è riuscita a frenare il Capitano e ora non può che constatare come la coalizione sia a pezzi. Ma se la destra ha i lividi, la coalizione di sinistra non ride. Con il Pd che ha giocato la partita solo di rimessa, incapace di imprimere una svolta e anche di fare un nome, con un alleato disarmante e a pezzi come il Movimento Cinque Stelle a guida Conte. Vero è che Letta ha ammesso gli errori e fatto il mea culpa. Ma sembrano, anche ai sempliciotti, lacrime di coccodrillo.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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