embraco giornale
Cronaca
IL PROCESSO

I manager Embraco: «Patteggiamo». Gli operai: «Vergogna inaccettabile»

I vertici di Ventures sono accusati di essersi intascati i soldi destinati a rilanciare l’azienda

Tre anni di patteggiamento. Senza nessun risarcimento per chi ha perso il lavoro e la speranza quando è fallita l’ex Embraco, lasciando a casa oltre 400 persone: potrebbe finire prima di iniziare il processo per la bancarotta fraudolenta dell’azienda di Riva presso Chieri, protagonista di un calvario durato anni. «Una proposta vergognosa e inaccettabile» tuonano sindacati e lavoratori, costituiti parte civile nel processo a carico dei vertici di Ventures, la società che avrebbero dovuto rilanciare Embraco.

Soldi e auto di lusso

Ieri si è tenuta l’udienza preliminare del processo a carico di Gaetano Di Bari, i figli Luigi e Alessandra Di Bari, il marito di lei Carlo Noseda. Sono i vertici di Ventures, accusati di bancarotta fraudolenta dopo che, nel 2018, avrebbero dovuto rilanciare l’Embraco di Riva. Ma nello stabilimento non sono mai arrivati né macchinari né materiale. Gli operai andavano in fabbrica ma scopavano per terra e davano il bianco alle pareti.

Il progetto è poi cambiato più volte: si è parlato di depuratori d’acqua, bici elettriche e mattoncini tipo Lego. Finchè qualcuno ha cominciato a sospettare la fregatura e in 108 hanno firmato un esposto.

Da lì è partita un’inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dal pubblico ministero Marco Gianoglio.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Ventures ha ricevuto 12.680.758,88 euro fra il 16 luglio 2018 e 2 dicembre 2019 da Whirlpool, la casa madre di Embraco, per rilanciare l’azienda. Il grosso della cifra sarebbe servito per pagare bollette e stipendi degli operai ma, secondo gli inquirenti, 2.753.861,12 euro sono “spariti”: l’ipotesi è che siano finiti nelle tasche degli imprenditori, con cui hanno anche comprato auto di lusso (poi finite sotto sequestro).

L’accordo a 3 anni

Ora l’inchiesta si è finalmente tramutata in un processo, in cui si sono costituiti parte civile 30 lavoratori e i sindacati Fiom e Uilm. Il problema è che tutto potrebbe concludersi prima di iniziare, visto che gli imputati e il pm Gianoglio hanno trovato un accordo per il patteggiamento a tre anni senza pagare nulla. «Non bisogna creare aspettative sull’eventualità di un risarcimento perché di fondi non ce ne sono» avrebbe detto Gianoglio, secondo quanto trapelato dall’udienza preliminare a porte chiuse.

Conferma Ivan Colciago, avvocato degli imputati: «La Procura ha fatto un grande lavoro, facendo i sequestri e raschiando tutto il raschiabile. Da qui la proposta del patteggiamento, che non è un’ammissione di responsabilità ma la soluzione migliore per i miei assistiti. La giudico ottima, con una pena congrua: la trattativa era partita da 4 anni e 6 mesi. E per i risarcimenti c’è il processo civile».

Il no dei sindacati

Il 3 marzo il giudice Roberta Cosentini deciderà se accogliere la richiesta o meno. Potrebbe anche accogliere la proposta alternativa di Colciago, cioè il giudizio abbreviato. Intanto il patteggiamento senza risarcimento sarebbe «inaccettabile» per Ugo Bolognesi della Fiom, che parla «di ennesimo schiaffo a delle persone che hanno sofferto per cinque anni e continuano a soffrire, mentre i loro “salvatori” se la cavano così». Aggiunge Vito Benevento della Uilm: «Rimaniamo increduli di fronte a un’ipotesi del genere, che escluderebbe i sindacati e sarebbe una beffa per i lavoratori. Auspichiamo che il giudice, anche se con rito abbreviato, dia il via a un processo che dovrà portare a condanne giuste per chi ha sfruttato i lavoratori».

Sono contrari anche gli avvocati di sindacati e operai, Elena Poli, Giacomo Mattalia, Vincenzo Martino e Andrea De Carlo. Anche perché c’è il timore che, oltre a non pagare nulla, gli imputati finiscano pure per trascorrere poco tempo in carcere. Tutto dopo aver garantito la “salvezza” ai lavoratori. Colciago non ci sta: «Ai miei assistiti viene contestata la bancarotta fraudolenta. Punto. Negli atti non si parla di brindisi e salvataggi».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo