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I grandi gialli del Piemonte

Il caso di “Faccia d’angelo”

Piazza C.L.N., resa celebre dall’ambientazione del film Profondo Rosso di Dario Argento, è ricordata anche per un fatto di cronaca nera avvenuto alle 17.00 di mercoledì 4 dicembre 1974. La vicenda si svolse nello studio di un notaio, in via Roma 243. Una giovane impiegata, Maria Grazia Venturini, 19 anni, fu uccisa durante una rapina messa in atto da alcuni uomini mascherati che ordinarono di aprire la cassaforte.

Secondo la polizia, i rapinatori sarebbero due ragazzi di Francavilla Marittima, in provincia di Cosenza: Angelo Lo Fiego e Antonio Macrino, aiutati da una diciassettenne di nome Liliana Rupolo. Il bottino? Lo avrebbe tenuto un basista, mai identificato. Il 3 gennaio 1977, in carcere alla Castiglia di Saluzzo, Lo Fiego sequestrò insieme ad un altro detenuto due guardie carcerarie. I due chiesero di parlare con i difensori, con l’onorevole Pannella, con i familiari e chiesero specialmente l’accelerazione del loro processo.

Il 6 dicembre 1977 si aprì il processo in Corte di Assise. Qui entrò in scena un nuovo protagonista: don Sergio Menardi, cappellano del carcere minorile Ferrante Aporti, che aveva condotto indagini indipendenti per scagionare Lo Fiego e Macrino. Il 22 dicembre 1977 la Corte condannò Faccia d’Angelo a 27 anni e 5 mesi e Lorenzo Vito a 24 anni. Il 3 luglio 1978 si aprì il processo di Appello, che il 20 ottobre confermò il verdetto, sebbene con piccoli sconti di pena. Il 26 marzo 1982, infine, la Cassazione annullò questa sentenza per insufficienza di motivazioni. Assolti. Dopo otto anni di reclusione, i due uscirono di prigione il 25 maggio 1983.

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