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I grandi gialli del Piemonte

L’oscura via Valtorta e l’Isolone di Armida

Oggi è un interno poco noto nascosto tra via Petrarca e via Donizetti. Ma un tempo via Valtorta era molto più lunga, e attraversava in diagonale buona parte di San Salvario, sfociando su corso Bramante. Era più simile ad una di quelle carrozzabili sterrate che caratterizzano i borghi di campagna. Ancora nel 1869 oltre corso Raffaello si trovavano pochissimi edifici, tra i quali qualche cascina e il triste muraglione dell’ergastolo e del centro correzionale per le prostitute.

La sera del 12 settembre 1869 Luigi Traversa, scontata la pena, si mise a parlare con tal Emanuele Reibaudi comodamente seduti sulla spiaggetta dell’Isola di Armida, un isolone sabbioso che si trovava alla fine della via Valtorta, dove oggi c’è il ponte di corso Bramante. Per i torinesi dell’epoca, l’isolone pomposamente chiamato «di Armida» era una specie di spiaggia e rappresentava un punto di ritrovo per i ragazzi del tempo.

Ebbene, i due iniziarono a bisticciare, chissà perché. Giunse un amico comune, Michele Tonda, che li costrinse a far pace. Non lo avesse fatto! Luigi, chiamato suo fratello Domenico, inseguì il Tonda in via Valtorta. Giunti in prossimità dell’ergastolo, lo bloccarono contro un muro e Luigi, con sadico divertimento, lo seviziò con un lungo coltello per lunghi, interminabili minuti. Il poveraccio venne lasciato in fin di vita in mezzo alla strada: si trascinò fino a un portone, raccontò quanto era avvenuto e quindi morì.

I due fratelli furono arrestati e portati davanti alla Corte d’Assise nel maggio 1870. La pena, per loro, sarà severissima: Domenico godrà della “mite” condanna ai lavori forzati a vita; Luigi finirà sul patibolo.

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