Impiccagione
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I grandi gialli del Piemonte

L’ultima donna impiccata a Torino

Il nome di Maria Gaj non dice granché, oggi; eppure, per molto tempo fu nota come l’ultima donna impiccata a Torino. Il fatto avvenne nel 1827, accusata di aver ammazzato il marito, Giuseppe Gaj, mentre dormiva. Il povero Giuseppe, originario di Pian Pomé, in valle Viù, fu trovato con il cranio sfondato. Chissà che cosa doveva aver combinato, questo Giuseppe Gaj: otto anni prima, la moglie aveva già cercato di fargli la festa, attentando alla sua vita con una falce da fieno. Anche in questo caso, mentre il malcapitato stava cercando di schiacciare un sonnellino.

Maria, in quel caso, era stata condannata dal Senato di Piemonte, ma visto che l’omicidio non fu portato a termine la donna se la cavò con poco. Poi, rieccoci: nel 1827 Maria tentò ancora una volta di ammazzare il marito; e questa volta il colpo le riuscì. Il 22 settembre 1827, dopo una detenzione di qualche settimana nelle lugubri carceri torinesi, il Senato di Piemonte – all’epoca in via Corte d’Appello – la condannò all’impiccagione, per di più con l’infamante – e dolorosa! – aggiunta delle tenaglie infuocate prima della salita sul patibolo, come si era sempre fatto nei casi particolarmente gravi.

Un vero supplizio, orribile a vedersi e terribile a subirsi; ma si era in tempi in cui la giustizia non andava molto per il sottile, e il Piemonte di allora era terra di banditismo e di ruberie continue. Una moglie che ammazzava il marito, poi, era considerata un soggetto della peggior specie. In una fredda mattina di gennaio 1828 Maria venne impiccata; fu sostenuta spiritualmente dall’Arciconfraternita della Misericordia di Torino. Aveva 41 anni.

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