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I grandi gialli del Piemonte

Gli scheletri di via Fano

GLI SCHELETRI DI VIA FIANO. Il 14 giugno 1955, durante i lavori di scavo in una cantina di via Fiano, emersero alcune ossa sotto il pavimento di terra battuta. Erano i resti di una donna, avvolti in un sacco. Un solo segno per identificare la poveretta: una collana, un monile di circa 40 centimetri formato da una catena d’o ro con una moneta del secondo impero francese, con la data 1858 e l’effigie di Napoleone III. Valore stimato dell’oggetto : 200mila lire del tempo.

Inizialmente, si pensò che lo scheletro potesse essere quello di Jolanda Bianco, ricamatrice di 41 anni scomparsa dalla sua casa di via Giolitti, civico 10, da un giorno all’altro, senza denaro e senza indumenti. Non era l’unica pista possibile: altre persone, infatti, credevano di aver identificato nei resti della donna quelli di una loro parente. Era la famiglia Fiorioli di Bellinzona, la quale ipotizzava che lo scheletro potesse essere quello di Gemma Fiorioli, nata Biasca (Canton Ticino) nel 1912, giunta in Italia e scomparsa nel nulla. La sua ultima tappa era stata a Torino.

Le indagini si spostarono sul sacco, tipico dei carbonai. Venne così alla luce che c’era una certa Maria, calabrese che lavorava come rammendatrice di sacchi di carbone, anch’essa sparita nel nulla in borgata Campidoglio. La polizia fermò l’autista di un camion che la frequentava e che la andava a prendere all’uscita dal lavoro. Eppure, anche quella pista non portò da nessuna parte. L’anno successivo (il 1956), da Trieste, la signora Carla Liesch Tolentino credette di aver individuato in quello scheletro i resti della figlia Nives. Una tragica storia, quella di Nives: suo padre era un tenente dell’esercito di Salò: un giorno, i partigiani fecero irruzione nel suo appartamento e portarono via la ragazza. Di lei non si seppe più nulla. Eppure, anche quest’ultima pista cadde nel vuoto: lo scheletro era quello di una donna sui quarant’anni, e non poteva essere quello di Nives, che al momento della scomparsa aveva 24 anni. Ad oggi, la storia degli scheletri di via Fiano è ancora irrisolta.

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