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I grandi gialli del Piemonte

Un rapinatore omicida nel primo Ottocento

UN RAPINATORE OMICIDA NEL PRIMO OTTOCENTO. Nel 1832 la strada che dalla cascinacastello del Drosso andava a Mirafiori Sud era un lungo sterrato polveroso. E, accampati a ridosso del Sangone, c’e rano i malandrini: un posto non propriamente sicuro. Lo sperimentò sulla propria pelle tale Secondo Cornaglia, che il 3 ottobre 1832 andava tranquillamente passeggiando su questa strada: fu avvicinato da un malintenzionato armato di pugnale che lo minacciò di consegnargli i soldi.

Cornaglia aveva un bel sangue freddo: ammise di non avere soldi, invitando l’uomo a perquisirlo per accertarsene. Il malintenzionato, con le pive nel sacco, lasciò libera la sua preda, camminando sullo stradale fino a Beinasco, dove incrociò Michele Mussetto. Non fortunato come Cornaglia, Mussetto fu derubato e accoltellato brutalmente. Il pover’uomo si accasciò moribondo in un lago di sangue. L’indomani, il rapinatore aggredì a coltellate un nuovo viandante, questa volta in strada san Rocchetto a Collegno.

Lo sventurato Michele Ciocca, l’aggredito, se la cavò, portando però per tutta la vita i segni dell’aggressione. Questi tre episodi erano collegati da uno stesso filo rosso, rosso sangue: il rapinatore omicida era Giovanni Battista Conti, detto Sirà. Conti, di Rivoli, fu acciuffato dalle guardie di giustizia con rapidità sorprendente, tanto che appena un mese dopo, il 6 novembre, era già alla sbarra. Processo dall’esito scontato: in quegli anni, i rapinatori che si macchiavano di omicidio avevano un biglietto di sola andata per la forca. Cosa che avvenne puntualmente: nella nebbiosa mattina del 7 novembre il suo corpo senza vita penzolava freddamente dal capestro.

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