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Cronaca
LA RUBRICA

I grandi gialli del Piemonte

L’11 novembre 1853, si scoprì che la signora Clara Cornaglia, vedova Brizio, era stata assassinata nel suo appartamento di via Santa Teresa. Le indagini vennero condotte dalla Sezione di Pubblica Sicurezza Monviso, diretta dall’avvocato Gaudenzio Gallois, che in un primo momento si indirizzarono verso tal avvocato Cavallo, misterioso corteggiatore della vedova. Dal 10 novembre, l’avvocato era scomparso. Mentre gli investigatori erano sulle sue tracce, un’amica intima della defunta, Camilla Degallis, iniziava ad essere pedinata ed intimorita da un individuo sconosciuto.

La Degallis era stata colei che aveva indicato alla polizia il nome dell’avvocato Cavallo: quell’individuo arrivò ad avvelenare i due grossi mastini della portinaia del palazzo, le mandò messaggi minatori e per tormentarla si mise a bussare di notte alla sua porta; in due casi almeno, la aggredì, tanto che due guardie di sicurezza vennero incaricate di vigilare sulla sua incolumità. Per continuare la nostra storia, possiamo quindi spostarci nell’antica contrada della Palma, al civico 12 (oggi, è via Viotti).

Qui, infatti, c’era un postribolo gestito da Emilia Quaglia, vedova Gastaldi, nota nell’ambiente come La Celestina o La Genovese. Era una donna in gamba e la polizia, quando brancolava nel buio, talvolta ricorreva ai suoi particolari servizi. La carne è debole, e così può capitare che un ladro pieno di soldi decida di darsi ai bagordi in un postribolo. Emilia Quaglia venne così a sapere di tal Giuseppe Antonelli, di San Martino Siccomario (oggi, in provincia di Pavia),guardia del dazio soprannominato l’Avvocatino, arricchitosi di punto in bianco. Antonelli si dichiarò innocente ma contro di lui c’era l’evidenza di un’i n ge nte quantità di denaro in suo possesso. Venne chiamata la Degallis, che riconobbe in lui il sedicente avvocato Cavallo. La Corte di Appello di Torino, con sentenza del 31 marzo 1856, condannò a morte l’Antonelli.

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