Vercesi
Cronaca
La rubrica

I grandi gialli del Piemonte

Il caso Vercesi

I giornali degli anni Trenta diedero ampio risalto al caso Vercesi, avvenuto in corso Oporto 52 (oggi corso Matteotti) il 19 agosto 1930. Il caso iniziò la mattina presto, quando una donna avvolta da un impermeabile si diresse all’edicola vicina per comprare la Gazzetta del Popolo. Caso singolare, dato il caldo della giornata. La donna era uscita dal portone n. 52.

A quello stesso portone si presentò verso le nove del mattino il garzone di un negozio di abbigliamento. Cercava Vittoria Nicolotti, che stranamente non si era ancora presentata al lavoro. La portinaia non l’aveva ancora vista; in poche parole, la Nicolotti fu trovata sul suo letto, morta durante la notte, forse dopo una colluttazione.

Ma chi era stato? I sospetti caddero su Rosa Vercesi, l’ultima donna che l’aveva vista viva. La Vercesi era l’amante della Nicolotti: un amore saffico sfociato in tragedia perché Rosa doveva una fortuna a Vittoria la quale, giustamente, voleva indietro i suoi soldi.

Il delitto venne da subito inquadrato come una questione di denaro: non si poteva pubblicamente ammettere, nel clima dell’Italia fascista, una relazione lesbica. La stessa Rosa, per evitare scandali di questo tipo, patteggiò e ammise la sua colpa confermando il movente pecuniario. Per Rosa fu comunque confermato l’ergastolo, scontato nel carcere di Trani. Si spense il 19 gennaio 1981.

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