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Cronaca
La rubrica

I grandi gialli del Piemonte

Il covo degli uomini d’oro

In un anonimo appartamento via Mombasiglio stabile abitava Albert Bergamelli, il boss dell’organizzazione criminale nota ai giornali come “clan dei Marsigliesi”. Il 15 aprile 1964, alle 16.30, Bergamelli mise in scena il “colpo del secolo”, consacrandosi alla storia del crimine. Quel giorno, quattro berline Giulia percorsero via Montenapoleone, a Milano: la prima e l’ultima si andarono a scontrare contro due muri, bloccando di fatto il tratto di strada davanti alla gioielleria di Enzo Colombo. In breve, il traffico imbottigliò del tutto via Montenapoleone, rendendo impossibile l’intervento delle forze dell’ordine.

Il cuore di Milano divenne il set di un tragico film western: sette uomini con delle calze di nylon infilate in testa per coprire il volto si misero a sparare raffiche di mitra all’impazzata. Cinque rapinatori entrarono nel negozio di gioielli, facendo saltare le teche a colpi di mitra. 350 milioni di lire: questo il bottino dei “sette uomini d’oro”, come li ribattezzarono i giornali. Quella mente era Albert Bergamelli, nato a Vitry-surSeine, vicino a Parigi, nel 1939. Come il suo cognome suggerisce, era di origini italiane ed era un “criminale patentato”, avendo frequentato per molti anni la malavita di Marsiglia.

Mentre la questura milanese setacciava i bassifondi di Milano, il capo della squadra mobile di Torino Antonio Maugeri analizzava le “soffiate” giuntegli dalla gendarmerie francese. L’attenzione si focalizzò su uno stabile di Santa Rita, in via Mombasiglio 82. Agenti in borghese furono sparpagliati per tutto il quartiere: c’era il timore che Bergamelli potesse essersi trasferito o che non tornasse più nella sua base di via Mombasiglio.

Invece, il 19 aprile, fu avvistato da un agente. Passeggiava per Santa Rita, come se niente fosse. Maugeri organizzò una cattura spettacolare. Bergamelli fu seguito fino a Porta Nuova: parcheggiò davanti alla stazione, armeggiò con le chiavi per chiudere la portiera, e si accorse di avere alle spalle il capo della squadra mobile soltanto quando questi gli intimò di voltarsi lentamente, con le mani alzate, e di considerarsi in arresto. Tutti i “sette uomini d’oro” furono arrestati; il bottino, però, non fu mai ritrovato.

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