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Cronaca
LA RUBRICA

I grandi gialli del Piemonte

Al termine della seconda guerra mondiale, a Torino si continuava ad uccidere. Ogni tanto, spariva qualcuno, accusato di essere stato un fascista. Vero o falso che fosse, non importava molto: il cadavere del malcapitato veniva ritrovato in genere in qualche campo di periferia. Avvenne così anche per Giacomo De Maria, un operaio, rapito al capolinea della linea 18 (in via Sempione) nel novembre 1945.

De Maria era sposato e a denunciare la scomparsa fu la moglie. Si venne a scoprire che il rapimento era stato orchestrato dall’amante della donna, che per far fuori il rivale aveva fatto ricorso ad alcuni amici del nucleo di polizia investigativa. In sostanza, aveva denunciato il povero De Maria, spacciandolo per un pericoloso fascista ancora a piede libero. Gli agenti lo bloccarono alla fermata del tram e lo portarono all’ufficio di polizia ferroviaria dello scalo Vanchiglia.

Dopo un interrogatorio sommario, il povero De Maria fu scortato su un’auto. Gli dissero che sarebbe stato portato dai carabinieri in corso Regio Parco; invece, fu condotto sulla scarpata della ferrovia e freddato con due colpi di pistola alla nuca. Il cadavere fu tumulato alla bell’e meglio nel canale del Regio Parco; i resti furono scoperti soltanto nel mese di gennaio. Le indagini condotte dal maresciallo Nuvoloni – poco convinto dalla manifestazione di dolore della moglie dello scomparso De Maria – portarono all’arresto dei colpevoli.

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