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I grandi gialli del Piemonte

L’enigma della scatola di biscotti

L’ENIGMA DELLA SCATOLA DI BISCOTTI

Il 10 ottobre 2013, davanti al cimitero monumentale avvenne una macabra scoperta. In una scatola di cartone marrone, lasciata su una panchina vicino all’ingresso del cimitero, furono trovate alcune ossa umane. La scatola era avvolta con la carta di una storica pasticceria, che da tempo ha chiuso i battenti: la Maggiora di via Lagrange. Dentro, oltre ai resti umani, c’era anche una pagina di giornale: la pagina 13 di Stampa Sera del 9 maggio 1963. Un rebus.

I due teschi e le ossa trovati nella scatola risalivano a molti anni prima. Sul ritaglio di giornale, due delitti: uno, commesso a Boston da uno strangolatore misterioso, che si era accanito su una ragazza; l’altro, quello di Christa Wanninger, ammazzata a Roma pochi giorni prima. Con l’approfondimento delle indagini, si scoprì che alcune ossa presentavano delle scritte incise, altre erano legate tra loro con un filo. Le ossa erano state ricoperte di cera. Si identificarono i resti come appartenenti a cinque individui diversi, due uomini, due donne e un bambino morto quando non aveva nemmeno cinque anni.

Forse, una famiglia. Spuntò l’ipotesi di una messa nera: qualcuno poteva aver trafugato i resti da una tomba di famiglia. L’uomo che lasciò la scatola era stato inquadrato dalle telecamere: anche così, tuttavia, non venne mai rintracciato. L’indagine su questo caso inquietante resta aperta. Per completezza, va aggiunto che nel giro di pochi mesi i giornali torinesi riportarono un gran numero di casi di furti sacrileghi, in ben cinque chiese ed istituti religiosi. Nella chiesa della Madonna di Pompei, in via San Secondo, è stato divelto dal muro l’intero tabernacolo.

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