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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

I giochi pericolosi del baby No Tav

Nelle ultime ore le immagini shock di un nonno e di suo nipote di circa 10 anni, ripresi durante l’assalto al cantiere Tav di San Didero, sono rimbalzate da un sito web all’altro e hanno riproposto il tema di un movimento No Tav “bifronte”. Quello delle famigliole al completo che marciano pacificamente, ma anche il movimento degli incappucciati che lanciano pietre e bombe carta. Sabato in Val di Susa è avvenuta una sorta di corto circuito: le due anime si sono intrecciate e confuse e le immagini del bambino e di suo nonno ne sono la prova. Il nome del fanciullo è ovviamente top secret, un video lo ritrae mentre aiuta quello che si desume essere il nonno (un uomo già di una certa età con un cappellino bianco in testa), a lanciare un ariete contro la recinzione del cancello del cantiere dell’Alta Velocità. Il filmato è stato acquisito dalla Digos. Il congiunto sarà identificato e i fotogrammi saranno inoltrati anche alla procura per i Minorenni di Torino. A ben vedere, però, chi dovrebbe avere la peggio è proprio il presunto nonno. Per aver portato il nipote in una zona pericolosa e per averlo «presumibilmente indotto» a utilizzare l’ariete, così commettendo un reato. E tutto ciò senza considerare gli aspetti educativi riguardo il bambino che, verosimilmente, avrebbe potuto immaginare di trovarsi in un Luna Park a cimentarsi nel tiro al bersaglio. «Ho aiutato mio nonno a sfondare la recinzione», avrebbe detto il bimbo subito dopo la “bravata” alle persone che erano presenti sabato all’ingresso del cantiere di San Didero. Intanto anche ieri, dopo la battaglia violentissima che ha prodotto 16 ferimenti tra le forze nell’ordine, sono proseguiti commenti e condanne su quanto accaduto in Val di Susa. In ambiente politico, dopo gli interventi di due giorni fa, c’è da registrare quello di Paolo Ruzzola di Forza Italia, riferito proprio alle immagini di nonno e nipote: «E’ necessario – ha detto – aprire una riflessione su chi partecipa da anni a queste manifestazioni dove, puntualmente, una parte del corteo porta violenza nella Val di Susa. Sono meno responsabili dei violenti dei centri sociali? Non credo: essere fiancheggiatori di queste eventi e ancor peggio trincerarsi dietro l’immagine di bambini inconsapevoli di quanto sta per accadere, è estremamente grave. Quali insegnamento si stanno offrendo a quei bambini?». Sul fatto potrebbero intervenire e prenderanno certamente la parola, psicologi infantili e pedagoghi e ciascuno dirà la sua. Ma senza scomodare gli esperti di turno, il puro e semplice buon senso induce alla censura di quel nonno e di chi espone i minori in ambiti dove la violenza può esplodere da un momento all’altro, come quasi sempre è accaduto durante le manifestazioni in Val di Susa. E’ un’immagine shock quella di un bimbo di 8 o 10 anni che lancia la catapulta: un’immagine che nessuno avrebbe mai voluto vedere e che rimanda ad un passato remoto dove i fanciulli, inconsapevoli, sedotti con divise militari, venivano mandati a combattere battaglie perse in partenza.

marco.bardesono@cronacaqui.it

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