Il cinema Arco
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IL CASO. Inaugurato nel 1912 da 33 anni è tempio dell’hard

I film porno sul web uccidono i cinema: «L’Arco è in vendita»

Dopo Spezia e Alexandra un’altra sala torinese potrebbe chiudere i battenti a causa di Internet

Tre vecchietti attendono trepidanti l’inizio delle proiezioni. Sono le 10 del mattino all’angolo fra via Don Bosco e corso Principe Oddone, nel basso San Donato. Davanti a quel cinema “Arco” che da anni trasmette film a luci rosse, per adulti.

Eppure a destare l’interesse dei passanti non è il via vai delle persone ma l’affissione di un piccolo cartello con la scritta “Vendesi locale commerciale”. Effetto della crisi, e dell’avvento del web, che ha colpito persino quello che sembrava un monumento irraggiungibile: il mondo del porno.

Dopo 106 gloriosi anni di storia, il cinema, uno dei primi di Torino, costruito nel 1912, rischia di chiudere davvero i battenti. Notizia che ha già fatto il giro del quartiere e che ha rattristato quei volti, un po’ attempati, che da anni frequentano le buie sale di corso Principe. Per passare un paio di ore in compagnia e guardare uno di quei film hard che hanno fatto la storia del cinema a luci rosse.

«Se chiudono – racconta Gianni, il nome è di fantasia – ci troveremo senza un punto di ritrovo. Alla fine non c’è niente di male nel vedere un film spinto». Il cinema Arco, in passato denominato Principe Oddone e poi Dora, sospende l’attività soltanto durante le guerre. Per poi riaprire rimodernato e ampliato. Con una capienza massima di 415 posti. Il cinema subisce anche la crisi che colpisce le sale cinematografiche negli anni ‘70 con l’arrivo della televisione. Nel 1975 diventa “Arco” e nel 1985 si trasforma in una sala a luci rosse, prendendo il nome di “Arco Pussicat”.

Anche se per i pensionati che frequentano la sala il loro amato cinema rimane sempre e solo “Arco”. «Ci vorrebbe un cambio generazionale – prosegue Tony, un altro fruitore dei locali -. Ormai siamo rimasti in pochi. Paghiamo il nostro biglietto ma forse nemmeno questo nostro sforzo basta più».

Chi comprerà i muri potrà decidere se mantenere un cinema all’interno o se spezzare la catena di spettacoli che dura da 106 anni. Una crisi, quella del settore hard, che negli ultimi anni ha colpito già altre sale del torinese. In corso Spezia, per esempio, è comparsa una banca al posto del cinema porno. Mentre in corso Principe Tommaso resiste solo una delle due sale.

Analoga resistenza accompagna il “Roma Blue” di via San Donato mentre l’Alexandra di via Sacchi, dopo le proteste dei residenti del quartiere, ha chiuso i battenti e ha lasciato spazio a una scuola per acrobati. «Sul web si vedono spezzoni di film senza pagare un centesimo – protestano alcuni pensionati, poco avvezzi all’uso del cellulare o di un computer – ma noi rimaniamo affezionati alle vecchie abitudini». A quelle pellicole che hanno fatto sognare una generazione, oggi giunta quasi al tramonto.

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