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Cronaca
«Cerchiamo risposte»

I fantasmi esistono e possono parlarci: «Così troviamo voci e visi dall’aldilà»

Daniele Lionello e Nicoletta Branco studiano queste presenze dal 2011: «Non chiamateci acchiappa fantasmi»

In una villa abbandonata hanno registrato una voce che intimava loro di scavare. Hanno obbedito e hanno trovato delle ossa, forse umane. In altri edifici, soprattutto vecchi manicomi, hanno fotografato delle strane “presenze”: «Ma non chiamateci acchiappa fantasmi» tengono a precisare Daniele Lionello e Nicoletta Branco. Sono i fondatori di Ppi, acronimo di Paranormal Photography Investigation, gruppo che va a “caccia” di tutto ciò che è paranormale. Loro sono marito e moglie, hanno tre figli e abitano a Vaie. Hanno iniziato a indagare nel 2011 dopo aver vissuto loro stessi qualcosa che non riuscivano a spiegarsi: «Abitavamo ad Almese e trovavamo la porta d’ingresso aperta nove volte su dieci – ricordano i due – Poi spesso usciva l’acqua dai muri, esplodevano le lampadine o saliva una puzza tremenda: abbiamo ribaltato completamente la casa senza capirci nulla. Poi, quando ci siamo trovati letti e armadi distrutti, siamo scappati e abbiamo iniziato a farci delle domande». Così è nato Ppi, progetto che hanno spiegato ieri sera nella sala gremita del teatro di Avigliana: «In questi anni abbiamo studiato libri antichi e trattati moderni, poi abbiamo acquistato strumenti sofisticati per misurare ciò che succede nelle case infestate. In pratica cerchiamo forme di energia e proviamo a spiegare questi fenomeni con l’aiuto della fisica quantistica». Negli anni Branco e Lionello hanno girato mezzo Piemonte: «Abbiamo fotografie scattate a raggi infrarossi con presenze anomale. O registrazioni con infrasuoni da cui emergono voci, discorsi e risposte precise alle nostre domande». E’ il caso di Villa Moglia, seminario abbandonato a Chieri: «Grazie agli strumenti e alle percezioni di Nicoletta, abbiamo sentito una voce che diceva “scava”: così abbiamo recuperato delle ossa in una cripta. In una foto, invece, abbiamo ritratto la sagoma di un bambino affacciato a una finestra: ce la siamo anche fatta certificare». Negli anni hanno visitato anche molti ospedali e manicomi abbandonati: «Siamo andati a Voghera, a Vercelli e a Villa Azzurra, a Grugliasco: tutti posti dove regna il dolore perché ci mandavano malati psichiatrici ma anche persone possedute. Abbiamo fotografato e registrato moltissime presenze». A che conclusione siete arrivati? «Abbiamo la certezza che c’è qualcosa dopo la vita: con la morte è solo il corpo che cessa di esistere. Il resto rimane e noi cerchiamo di analizzarlo». Non solo: «Proviamo anche a eliminarlo con le pratiche di esorcismo o di purificazione energetica. Ma non è un gioco, può diventare pericoloso». Eppure la loro ricerca non spaventa ma interessa: teatro di Avigliana stracolmo, una pagina Facebook da 131mila seguaci e un libro, intitolato “Urlo nelle tenebre”. «Andiamo avanti perché cerchiamo sempre più risposte e vogliamo rendere completamente scientifica la nostra ricerca – concludono Branco e Lionello – Puntiamo anche a dare una mano alle persone: sapendo che c’è un “dopo” di questo tipo, si può anche affrontare meglio la vita. Ed è più facile elaborare un lutto».

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