I creatori di zombie

Ormai le chiamano le «droghe degli zombie» perché chi le assume si trova a ciondolare con quell’andatura dei morti viventi cui siamo stati abituati da centinaia di film dell’orrore. Membra irrigidite eppure incapaci di sollevarsi, sguardo spento, bocca aperta. L’assenza di reazioni, quando non si scatena la violenza, che può andare dagli atti di autolesionismo all’aggressione. E in alcuni casi sono stati segnalati quelli che vengono definiti «episodi di cannibalismo», come quello di un ragazzo che ha strappato parte del labbro alla fidanzata, morsi, o di altri che  hanno iniziato a leccare sangue umano.

L’elenco è ricco, perché la fantasia di chi crea nuove droghe non si arresta mai. E’ la legge del mercato, chi non si adegua resta indietro. C’è chi per prendere posizione abbassa i prezzi, come la mafia nigeriana che spaccia la “gialla”, l’eroina, a cinque euro. Altri invadono le piazze con sostanze mai viste prima, di cui persino gli esperti e i laboratori scientifici hanno difficoltà a esaminare la composizione (in ogni caso, dentro non c’è mai ciò che i consumatori credevano di aver comprato).

Infine si sospetta da tempo che anche le overdose, che periodicamente paiono manifestarsi come “raggruppate”, possano essere un mezzo per inquinare il mercato dei rivali e quindi soppiantarli. Nuove dinamiche che hanno abbandonato l’apparente logica delle “vecchie droghe”, ossia quella per cui il cliente andava preservato, non ammazzato, di modo che potesse continuare a comprare una volta divenuto dipendente. Uno zombie, anche allora. Non è cambiato molto, nei termini. Solo, oggi pare esserci più ferocia.

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