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I baci gay di Leonardo

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La seconda puntata della fiction Rai su Leonardo ha confermato tutti i dubbi della prima: è solo una soap opera di basso conio, con false pretese documentaristiche. Del genio di Vinci questa indigeribile telenovela succhia tutto, fin dal titolo “Leonardo”. L’artista sommo, il genio multiforme invidiatoci da tutto il mondo, l’autore della Gioconda (il quadro più famoso e visto al mondo) è costretto a prestare il suo nome in cartellone a una banda di furbastri autori di soap che ne ricavano audience e prestigio. Poi si buttano a inventare, senza pudore. Avrebbero fatto meglio a far doppiare i dialoghi da attori con l’accento toscano, ma in quello la Rai è recidiva: ricordate il Don Bosco con l’accento romanesco? E poi, via di fantasia, come in un feuilleton. La maledizione nella culla. La lite col padre. L’ossessione per la pittura (che invece era un interesse collaterale di Leonardo, praticata più per sostentamento che per vocazione). Il carattere depresso, timido e insicuro. L’omicidio di una modella, Caterina, mai esistita nella vita reale del genio. E infine il tasto torbido: il tocco modaiolo e politicamente corretto dell’omosessualità, mai dimostrata nelle biografie serie. E neanche adombrata, suggerita… no, esplicita, con tanto di bacio gay e seguito a letto. Tutto ribadito l’altro ieri addirittura con un bacio gay davanti a tutti, nella corte del Moro (cosa impossibile in un’epoca in cui la sodomia era fuori legge). A me gli omosessuali non hanno mai dato fastidio, ma trovo ingiusto imporre in prima serata (fascia protetta) la visione di baci in bocca fra uomini. Rassegnatevi, miei cari: siete una minoranza, e oggi pure rispettata. Non diventate invadenti.

collino@cronacaqui.it

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